Energia, l’Italia migliora la sua efficienza

L’Italia è un paese più efficiente dal punto di vista energetico: il Piano d’Azione per l’Efficienza Energetica ha consentito nel 2011 un risparmio complessivo di 57.595 GWh/anno, con un incremento del 17,1% rispetto al 2010. Lo dice il secondo rapporto sull’Efficienza energetica presentato ieri a Roma dall’ENEA, l’Agenzia nazionale per l’efficienza energetica.
 
L'Italia è il paese dell'Unione Europea con la quarta migliore performance per intensità energetica. Stando ai dati del 2010, Irlanda, Danimarca e Regno Unito sono gli unici paesi a superare l'Italia nella classifica dei paesi europei che sopportano i costi minori per trasformare l'energia in Pil. L'Italia, risulta ancora dal rapporto, ha un'intensità energetica inferiore del 18% alla media Ue e più bassa del 12,8% rispetto alla Francia e del 18,4% rispetto alla Germania, due paesi a simile sviluppo industriale.
La bassa intensità energetica dell'Italia, spiega l'Enea, «è dovuta alla scarsità di fonti energetiche tradizionali, alle tradizioni culturali e sociali, alle caratteristiche del territorio, alla consolidata tradizione in molti settori industriali fortemente impegnati nella produzione e nella diffusione delle tecnologie per l'efficienza energetica e, infine, alle politiche messe in atto in risposta alle crisi energetiche mondiali».
Il rapporto rileva inoltre che la domanda di energia primaria nel 2011 è calata dell'1,9% a 184,2 Mtep a causa del clima più mite, del perdurare della crisi economica e dell'applicazione di misure di efficienza energetica. Il mix ha visto la quota di petrolio scendere dal 38,5% al 37,5% e quella del gas naturale calare dal 36,2% al 34,6%, mentre i combustibili solidi sono saliti dall'8 al 9%. Si è inoltre riscontrato un lieve aumento delle importazioni nette di energia elettrica dal 5,2% al 5,5% e un incremento dal 12,2% al 13,3% dell'apporto delle energie rinnovabili. Gli impieghi finali nel 2011 sono invece stati pari a 134,9 Mtep (34,3% usi civili, 31,5% i trasporti, 24,2% l'industria, 5,1% usi non energetici e la quota residua dedicata all'agricoltura e ai bunkeraggi).

A guardare i numeri, il risparmio energetico conseguito nel 2011 rispetto agli obiettivi nazionali attesi al 2016 deriva soprattutto da una maggiore efficacia delle misure adottate per i settori del residenziale e dell’industria, mentre continuano a permanere le difficoltà per il terziario e per i trasporti. Il settore residenziale ha favorito l’utilizzo di
impianti ad alta efficienza quali caldaie a condensazione e solar cooling; il settore terziario ha introdotto tecnologie impiantistiche ad alta efficienza e materiali ad alte prestazioni; nel settore industriale, grazie al meccanismo dei Titoli di Efficienza Energetica (TEE), è aumentata la diffusione della cogenerazione ad alto rendimento, dei motori elettrici ad alta efficienza e dei recuperi di calore dal processo produttivo; nel settore dei trasporti si registra un miglioramento energetico della tecnologia veicolare, ma il rinnovo del parco automobilistico ha subito un rallentamento a causa della crisi economica. 
Le misure che hanno evidenziato maggiore efficacia sono i Titoli di Efficienza Energetica (TEE) e gli standard minimi di prestazione energetica degli edifici. Queste due misure da sole hanno permesso un risparmio energetico totale pari all’80%, di cui il 43% riguarda i TEE e il 37% gli standard minimi di prestazione energetica degli edifici. Il meccanismo dei titoli di efficienza energetica, oltre a fornire il contributo maggiore in termini quantitativi di energia risparmiata, risulta anche il più conveniente dal punto di vista dell’efficienza economica per lo Stato.

 

Fonti: ENEA; AGI; La Stampa;

 
 
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