L'acqua in UE e Italia tra innovazione e inquinamento

Mentre l’UE destina un finanziamento di 40 milioni di euro nel 2013 per definire gli interventi prioritari per la gestione delle acque comunitarie, l’Italia tramite un emendamento presentato pochi giorni fa dall'onorevole Enzo Ghigo, sospende la direttiva UE del 1991 che limita l'uso di nitrati nelle coltivazioni per salvaguardare la salute delle acque.
 
La Direzione generale della Commissione Ue che si occupa di ricerca e innovazione ha organizzato per il prossimo 15 gennaio una giornata d’informazione per i potenziali candidati al bando di ricerca nel settore dell'acqua. L’intento è di contribuire in modo efficace all'occupazione e alla competitività dell'Unione in materia idrica che potrebbe creare fino a 20.000 nuovi posti di lavoro.
Sono cinque le aree prioritarie accertate e per le quali sono stati stanziati 40 milioni di euro per il 2013: riuso e riciclo dell'acqua; trattamento di acqua e reflui; acqua ed energia; gestione dei rischi connessi ed eventi eccezionali legati all'acqua; servizi degli ecosistemi. Questi sono gli ambiti per cui si dovrà elaborare a livello comunitario strumenti e meccanismi per promuovere l'innovazione nel quadro delle politiche e delle tecnologie del settore idrico. In proposito il commissario europeo per l'ambiente Janez Potocnik ha dichiarato: “Occorre innovazione per risolvere le sfide in materia di acqua e contribuire a realizzare gli obiettivi del Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee recentemente adottato”. La Commissione Ue ha messo in campo una task force ad hoc per l'innovazione nel settore dell'acqua, il cui obiettivo “non è quello di limitarsi a garantire una quantità sufficiente di acqua di buona qualità per soddisfare le esigenze della popolazione, dell'economia e dell'ambiente, ma rafforzare il settore idrico europeo sui mercati globali, le cui dimensioni sono destinate a raddoppiare entro il 2030”.
In Italia, invece, Legambiente recentemente ha denunciato a Bruxelles la sospensione della direttiva comunitaria del 91 che impone ai Paesi Membri di contenere i livelli di concentrazione di nitrati nelle acque e di prodigarsi affinché si sviluppino dei programmi di difesa per la tutela di fiumi e laghi e a segnalarne eventualmente le zone vulnerabili soggette all’inquinamento dei fertilizzanti agricoli. L’associazione ambientalista ha chiesto a gran voce alla Commissione europea di intervenire immediatamente e ripristinare la certezza del diritto comunitario nel nostro Paese. La sospensione della Direttiva in Italia è in conflitto con le norme comunitarie che hanno la precedenza sul diritto interno e ci espone a un probabile taglio delle misure di sostegno comunitario e a un nuovo probabile contenzioso. Un comportamento grave e irresponsabile per Legambiente, secondo cui sospendere la normativa Ue sui fertilizzanti azotati equivale a “concedere la libertà di inquinare attraverso un colpo di spugna su norme che devono valere per tutti i Paesi Membri”, ma anche a penalizzare gli agricoltori rispettosi delle regole. Tanto per non farci mancare niente vista la già carente predisposizione del nostro paese al rispetto delle normative sull'acqua, anche in tema di acqua potabile ''Le autorita' italiane sono tenute a presentare una relazione entro la fine di febbraio 2013 per illustrare i progressi nei loro interventi di bonifica e il presente livello di conformita'''. Cosi' il commissario europeo all'Ambiente Janez Potocnik, ha dichiarato l'altro ierii in relazione al contenuto di arsenico oltre i limiti di legge nelle acque destinate al consumo umano riscontrato  in alcune Regioni italiane. Dopo la presentazione della relazione, ''la Commissione valuterà le informazioni ricevute e decidera' le azioni appropriate che sono necessarie. Fino ad allora, la Commissione si aspetta che le autorita' nazionali e regionali prendano le misure necessarie per garantire che non vi sia alcun rischio potenziale per la salute umana".
 
Fonte: Ansa, Legambiente
 
 
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