L’Albania scende in piazza per evitare la distruzione delle armi chimiche siriane sul proprio suolo

Si intensifica la protesta da parte di Akip e della società civile contro la distruzione delle armi chimiche siriane in Albania. Migliaia di cittadini protestano davanti alla sede presidenziale, sollecitando il Presidente Nishani a non firmare la legge.
 
L'Akip e numerosi attivisti della società civile alle ore 9.30 hanno iniziato la loro protesta in tutto il paese contro la decisione ormai certa (fonte non precisa dei servizi U.S.A.) del governo socialista di Edi Rama, chiedendo che venga respinta ogni proposta per lo smantellamento delle armi chimiche siriane in Albania. Soprattutto perché una delle prime decisioni del nuovo governo insediato poche settimane fa, è stata quella di abolire la legge che permetteva l’importazione dei rifiuti.
La protesta, sostenuta dalla cittadinanza intera, si espande in tutta Albania; da Tirana a Shkoder, da Saranda a Korce, da Vlore a Diber con slogan come “Stop alla contrattazione a scapito dell’Albania” “Albania turistica e non tossica”, “La vita più importante dei soldi”, “Rama non firmare l’accordo”, “Albania pulita”, “Non vogliamo soldi tossici”, “Shqipri Shqipri”.
Con un corteo che è partito dal centro della capitale verso l’ambasciata USA tante personalità artistiche, culturali, umanitarie e giornalistiche del paese, come Blendi Kajsiu, Blendi Salaj, Feruni Lavdosh, Andy Bushati, Elsa Ballauri, Kim Mehmeti, Armela Bega, Artan Shabani, Albert Rakipi e altri hanno sfilato con dei cartelloni contro la decisione USA “l’Albania è nostra” e, parafrasando lo slogan di Obama, “Yes, we can say no” (Sì, possiamo dire di no). All’Albania è stata inoltrata una richiesta informale da parte USA, perché nel 2007 è stato il primo paese al mondo che con l’assistenza di Germania, Svizzera e Stati Uniti, ha distrutto il suo stock di yprite.
Albert Rakipi, direttore dell'Istituto albanese per gli affari internazionali, ha dichiarato: “L’Albania dopo la caduta del comunismo non è stata mai attenta alle questioni ambientali. Sarebbe totalmente sbagliato dire sì ora, a sole poche settimane dal divieto imposto dal nuovo governo. Questo creerebbe molta confusione”.
Blendi Kajsiu, giornalista albanese nonché uno dei rappresentanti dell'Alleanza contro l'importazione dei rifiuti (AKIP), spiega: “Considerate le deboli capacità amministrative delle nostre istituzioni e l'alta pericolosità dell'arsenale siriano, si rischia il disastro”.
Centinaia di diaspori, ieri hanno protestato di fronte all’ambasciata Usa in Germania, Grecia e Turchia contro l’ipotesi di smantellare l’arsenale chimico siriano in Albania. Il Governo si trova quindi in una situazione difficile: da un lato deve subire le pressioni degli Stati Uniti che nel 2009 hanno accolto l’Albania nella Nato, dopo che nel 2007 l’Albania fu aiutata dagli Stati Uniti a smantellare il proprio arsenale chimico creato durante il regime comunista di Hoxha e dall’altro deve fare i conti con l’opinione pubblica interna che è assolutamente contraria all’ipotesi di smantellare l’arsenale chimico siriamo sul territorio nazionale.
L’Albania conta 3,5 milioni di abitanti, e le manifestazioni di questi giorni stanno mostrando come i movimenti sociali non siano facili da ridurre al banale e sterile silenzio. Uno degli organizzatori di questa protesta, Sazan Guri, fa appello alla classe politica a non usare il territorio albanese per degli scopi politici attraverso le loro dichiarazioni pro e contro la distruzione delle armi chimiche. Guri chiede a tutti i cittadini dell’Albania ad unirsi a questa protesta.
La società civile ricorda che il nuovo Governo ha da poco abolito la legge che permetteva l’importazione di rifiuti e che rischiava di trasformare l’Albania nella pattumiera d’Europa. Legge voluta da Berisha, ex premier, nel 2011 e fortemente contestata dallo stesso Edi Rama, al tempo capo dell’opposizione.
Fonte: sot.com.al
 
 
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