Il bio italiano nella top-ten mondiale

L’ultimo rapporto Bioreport 2012 realizzato dalla Rete Rurale Nazionale, in collaborazione con Sinab, Mipaaf, Ismea e Inea, fotografa come l’agricoltura biologica in Italia rivesta sempre più un ruolo di primo piano, comparendo al settimo posto nella classifica mondiale per superficie coltivata con metodi biologici.
 
L’Italia è nella top-ten del biologico mondiale. Se da un lato occupa il settimo posto in merito all’estensione di superficie del proprio territorio, oltre 1 milione e cento mila ettari (Fonte: FIBL-IFOAM 2012), e l’ottavo come numero di aziende agricole biologiche, 41.807 (Fonte: FIBL-IFOAM 2012,), per il Bioreport l’Italia è la nazione con la percentuale più alta di coltivazione biologica rispetto al totale delle aree coltivate, l’8,7%.
Da produzione di nicchia la coltura biologica è arrivata pian piano così a conquistare quote sempre più significative del mercato agroalimentare italiano e mondiale.
Per numero di aziende biologiche la leadership va all’India con oltre 400.000 imprese agricole. Nonostante si sia lontani da questi numeri, ma non potrebbe essesre altrimenti per numero di popolazione ed estensione del territorio, i risultati dell’Italia sono lusinghieri, anche se addolora constatare che il consumo procapite medio di prodotti biologici ammonta a una spesa pari a 25€ annue, mentre alla Svizzera sono 150€ il saldo che annualmente un consumatore destina ai prodotti bio.
La convenienza e la sostenibilità del metodo biologico sono riconosciute da esperti e operatori del settore poiché consentno di rendere più economica la produzione di foraggio, di cereali, di olivi, di pascoli e pollame con un ritorno economico non indifferente e a beneficiarne sono anche i consumatori giacché da alcuni anni il settore si caratterizza per un continuo incremento dei consumi. Ciò nonostante, importiamo 120 mila tonnellate l’anno di prodotti biologici da Paesi non aderenti alla Comunità Europea.
Un’idiosincrasia, se da un lato siamo produttori di biologico di qualità, dall’altro si registra un basso tenore di consumi sui prodotti derivati, che deve fare riflettere sulle potenzialità e lo sviluppo di un settore in espansione e sostenibile.
Scarica il Bioreport 2012 (9.27 MB)
 
Fonte: reterurale.it
 
 
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