In Cina i lavori per l’impianto nucleare più grande del pianeta

Quanto è lontana la tragica vicenda della centrale nucleare di Fukushima? Ancora vivi nella mente rimangono i suoi effetti distruttivi. Sembra ieri quando le televisioni di tutto il mondo mandavano in onda le immagini agghiaccianti di quella catastrofe.  Ma la Cina sembra averlo dimenticato. E’ di ieri la notizia che il governo cinese ha intenzione di realizzare un nuovo impianto nucleare.
 
La Cina avvia la costruzione di una nuova centrale nucleare. E’ quanto ha pubblicato l’Ansa, che riporta la notizia di un giornale locale cinese. L’agenzia riporta che la creazione di questo nuovo impianto, con caratteristiche all'avanguardia, rappresenta l'ultimo passo della Cina verso il nucleare, dopo che il settore aveva subito uno stop a seguito del terremoto, dello tsunami e dell'incidente nucleare di Fukushima in Giappone nel 2011. La Huaneng Shandong Shidao Bay Nuclear Power, l'azienda costruttrice, ha fatto sapere che i lavori sono iniziati il mese scorso nella città costiera di Rongcheng, nella provincia orientale dello Shandong e che si tratterà di un impianto con una capacità di 200 megawatts e le caratteristiche dei sistemi di energia nucleare di quarta generazione (nelle parole dei responsabili in grado di spegnersi in caso di emergenza senza causare una fusione del nocciolo del reattore o la fuoriuscita di materiale radioattivo). Il progetto fa parte di un più ampio progetto della HSNPC di costruire un impianto di 6,6 gigawatt (GW) di energia nucleare che richiederà circa 100 miliardi di yuan di investimenti in 20 anni e che diventerebbe, una volta completato, il più grande complesso nucleare della Cina.
 
La Cina è un paese la cui energia dipende ancora interamente dall’importazione di petrolio e dal carbone. La più vorace consumatrice di energia del pianeta scegliendo l’atomo, cerca di porre rimedio a due angusti problemi della propria economia da una parte e di non impegnarsi nella ricerca sulle fonti rinnovabili dall’altra. E’ Il Sole 24 Ore a svelare le motivazioni nel primo caso. Una di carattere economico-politico: importare combustibili fossili costa, e costituisce un rischioso fattore di dipendenza dall'estero. L'altra di carattere ambientale: oggi il carbone copre quasi il 70% del fabbisogno energetico cinese e contribuisce per l'83% alle emissioni di gas serra del Dragone.
Malgrado le rassicurazioni della HSNPC l’accelerazione della Cina verso il nucleare lascia da pensare: il potenziamento atomico cinese, che renderà Pechino il maggiore produttore di energia atomica al mondo, dovrebbe costare circa 120 miliardi di dollari. Secondo alcune previsioni apparse sul web, tuttavia, la Cina sembra intenzionata a costruire altre 300 centrali nucleari entro il 2050. 
Se queste stime corrispondono a verità, entro la metà del secolo Pechino disporrà di una potenza nucleare pari a 400 gigawatt, circa un terzo della capacità atomica mondiale complessiva.
Per la Cina il capitolo Fukushima è chiuso. A noi tutti rimangono i dubbi sulla sicurezza del pianeta.
 
Fonti: Ansa, Il Sole 24 Ore
 
 
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