La deforestazione e l'aumento della malaria

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Plos, la protezione della biodiversità delle foreste tropicali può contribuire a ridurre la diffusione della malaria. Oggi, infatti, proprio il disboscamento dell’Amazzonia sembrerebbe essere una delle cause che stanno creando le condizioni favorevoli per la zanzara Anopheles darlingi.
 
L' Amazzonia è la più grande foresta pluviale nel mondo, un polmone verde lungo 3200 km, all'incirca la distanza tra Roma e l'Islanda. Il Rio delle Amazzoni, possiede il più vasto bacino idrico del mondo ed è il secondo fiume per lunghezza dopo il Nilo. Un ambente naturale che costituisce un ecosistema ricchissimo, che si protende dal basso in alto, da terra fino alle cime degli alberi, per oltre 60 metri, che però vive su di un terreno assai povero di sostanze. Gli scienziati ritengono che la sua esistenza sia il prodotto di un equilibrio, delicato e straordinario, tra un clima molto caldo e umido e un terreno che offre assai meno sostanze nutritive di quelli delle regioni circostanti, rese fertili dalle rocce di origine vulcanica. Nella foresta dell'Amazzonia vivono migliaia di specie animali, ma non tutte ancora sono state scientificamente classificate. Qui di seguito riportiamo un elenco di quelle che gli scienziati sono riusciti a studiare e classificare: oltre 100.000 specie di invertebrati; 3.000 specie di pesci di acqua dolce; 400 specie di anfibi:  378 specie di rettili: 1.300 specie di uccelli: 427 specie di mammiferi, fra cui 114 specie di primati nel solo Brasile.
Durante gli ultimi 50 anni l’uomo però, oltre a fare scoperte, ha anche fatto altro: ha distrutto circa 154,312 chilometri quadrati di foresta. La causa principale di questa distruzione è l’allevamento bovino, in linea con l’aumento dell’export brasiliano di capi bovini e carne. Si stima che l’Amazzonia conservi tra 80 e 120 miliardi di tonnellate di carbonio. Se queste riserve di carbonio venissero distrutte, si emetterebbero in atmosfera una quantità di gas serra pari a cinquanta volte quelle prodotte dagli Stati Uniti in un anno.
La deforestazione provoca un aumento di circa il 50 per cento della malaria nelle regioni amazzoniche. A dirlo è una ricerca finanziata dalla Nasa, condotta dall’università statunitense di Madison, nel Wisconsin, e pubblicata nella rivista Emerging Infectious Diseases (CDC), che ha analizzato 54 distretti sanitari brasiliani colpiti da malaria. Il disboscamento infatti crea le condizioni favorevoli per la zanzara Anopheles darlingi, uno dei principali vettori della malattia. Già all’inizio degli anni Novanta gli scienziati avevano notato l’aumento dei casi di malaria nel bacino del Rio delle Amazzoni per l’apparizione di un nuovo ceppo del parassita che causa l’infezione, il Plasmodium falciparum, resistente ai farmaci.  Oggi, tuttavia, l’aumento esponenziale della malaria ha un’altra causa: la deforestazione “Sembra proprio che dove la foresta è stata abbattuta di più si scateni maggiormanete l’epidemia malarica”, afferma la dottoressa Sarah Olson, a capo dell’equipe universitaria del Wisconsin. “Un ambiente disboscato”, spiega la Olson, “con più spazi aperti e acqua stagnante illuminata dal sole è l’habitat ideale per la diffusione della zanzara Anopheles darlingi, il vettore numero uno della malaria”.
 
Fonte: alvaleforeste.it, takepart.com
 
 
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