Clima - Cop 17: Conferenza ONU di Durban sul clima

Si apre oggi a Durban in Sudafrica la diciasettesima sessione della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Oltre 190 paesi per trovare soluzioni condivise agli effetti nocivi delle emissioni di CO2 in atmosfera e un accordo comune alla lotta al surriscaldamento del pianeta.
 
Mancano ormai pochi mesi alla Conferenza di Rio 2012, vent'anni dopo il summit sull'ambiente che portò all'ordine del giorno nell'opinione pubblica e tra i punti fondamentali delle agende internazionali, anche se spesso disatteso, la discussione su come fronteggiare i cambiamenti climatici.
Un vertice che pose le basi per il Protocollo di Kyoto, negoziato internazionale rivolto alla riduzione delle emissioni dei gas serra e avente valore normativo, per i paesi che lo hanno sottoscritto e ratificato. Trattato che scade proprio nel 2012, ed il cui dopo è avvolto nell'oscurità lnormativa. Proprio per trovare una soluzione a questa assenza, si svolge in Sudafrica la XVII Conferenza ONU sui cambiamenti climatici, sessione annuale di esperti e leader mondiali per cercare di raggiungere un accordio politico di intervento condiviso e comune. L'edizione annuale della COP - Conferenza delle parti - si terrà a Durban per due settimane, dal 28 novembre al 9 dicembre e vedrà coinvolti i delegati di circa 200 paesi. Rispetto all'ultima Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, saranno principalmente due i temi principali trattati, da una parte il dopo Kyoto, dall'altra il Fondo verde per il clima. Nel primo caso sembra prevalere l'ipotesi dell'adozione di un regime transitorio sino al 2020, lavorando parallelamente ad un accordo globale sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Non mancheranno di certo, come sempre, le difficoltà. Ad esempio le due principali economie globali non hanno obblighi rispetto al Protocollo di Kyoto, non avendo ratificato l'accordo gli U.S.A., mentre la Cina pur avendo firmato non è tenuta a nessun obbligo di riduzione delle emissioni di CO2. Oppure fare in modo che Canada, Russia e Giappone aderiscano ad un eventuale nuovo regime di tagli delle emissioni. In linea teorica i tre paesi non sono contrari al protocollo, ma vorrebbero evitare di non allinearsi alle decisioni di Cina e U.S.A. In mezzo l'UE, l'Europa, responsabile dell'11% delle emissioni globali di CO2, per cui il taglio del 5% entro il 2012, deve essere rinnovato per altri cinque anni. Ad un altro estremo i paesi himalayani, India, Bangladesh, Nepal e Bhutan interessati dagli effetti nocivi dei cambiamenti climatici nella regione. Sono infatti i ghiacciai dell'Himalaya a fornire le acque necessarie a irrigare le coltivazioni di questi paesi, risorse fondamentali e da tutelare per garantire sicurezza alimentare e risorse idriche alle proprie popolazioni. Spaventati dagli scenari che vedono drasticamente dimunire tali risorse entro il 2050, questi quattro peasi si sono recentemente incontrati al "Climate Summit for a Living Himalayas" di Thimphu (Bhutan), sottoscrivendo un piano di cooperazione regionale comprensivo di tecnologie alternative e protezione della biodiversità e uso sostenibile del suolo.
Nel secondo caso bisognerà scrivere le regole e le funzioni per la gestione del Fondo verde per il clima per finanziare i paesi più poveri, come quelli africani, meno attrezzati a proteggersi dai cambiamenti climatici.
Emergenze che devono essere risolte al più presto, perchè all'accelerazione dell'aumento delle emissioni di CO2 non corrisponde una proporzionale accelerazione decisionale, per evitare di ripetere il fallimento del vertice 2009 di Copenaghen e per realizzare e migliorare quanto emerso lo scorso anno a Cancun in Messico. Soprattutto evitando quello che a livello internazionale molte organizzazioni ambientali temono: "La possibilità di una rottura dei negoziati di Durban".
 
Approfondimenti
 

Fonte: Class Meteo, ANSA, Le Monde
 
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