Inserendo nei motori di ricerca: eco lavoro, green job o altre varianti, si trovano numerose proposte ed informazioni. Le figure professionali che hanno però attinenza con l’ambiente sono in realtà collocate: o in categorie non esclusivamente ambientali, o inscritte in una concezione piuttosto limitata di ambiente, spesso in chiave esclusivamente di difesa diretta.
Le eco-professioni possono essere raggruppate in alcune macro-aree: agricoltura eco-compatibile, disinquinamento risparmio e controllo delle risorse, normativa ambientale, conservazione tutela difesa e valorizzazione dell'ambiente e del territorio, ricerca di base ed applicata, e per finire, informazione educazione e formazione ambientale.In realtà è piuttosto complicato stabilire chi attualmente, ad esempio in agricoltura, lavora in un’ottica davvero ecologista. E’ però sicuramente possibile, oltre che fortemente auspicabile, rendersi veri e propri promotori della tutela dell’ambiente, partendo anche solo dall’essere coltivatori, allevatori, ristoratori, gastronomi o operatori turistici.
Un caso molto interessante di come si possa fare ecologia, ad esempio progettando e edificando un’abitazione, è quello della così detta “Casa Passiva”. Un prodotto della “Bioarchitettura”, che arriva a progettare e realizzare <<un'abitazione che assicura il benessere termico, senza alcun impianto di riscaldamento "convenzionale”>> (http://it.wikipedia.org/wiki/Casa_passiva ). Una casa, insomma, che grazie ai materiali utilizzati e ad una serie di accorgimenti, arriva ad un abbattimento, fino al 60-70%, dell’energia generalmente consumata in un’abitazione convenzionale, con una conseguente riduzione dell’inquinamento atmosferico prodotto.L’idea nata in Svezia e largamente diffusasi in Germania, Olanda e Austria, è penetrata da qualche anno nel nostro paese, soprattutto in Trentino Alto Adige, dove sono stati promossi notevoli incentivi locali in tal senso.Si può lavorare per l’ambiente essendo quindi architetti, ingegneri, impiantisti; a patto di rivolgere la propria competenza su specifiche tecniche e tecnologie.Volgiamo lo sguardo, a questo punto, sulle competenze e professioni ambientali in senso stretto.Queste pur non rappresentando l’unica via percorribile in materia di ambiente, non sono certamente competenze e professioni di cui si possa fare a meno, tutt’altro. Esse sono la base, portante e propulsiva. Per porre il problema dell’ecologia in modo preciso e completo, vi è necessariamente bisogno di qualcuno che si concentri sulla questione. Lo scopo è doppio: quello della comprensione, sempre più approfondita, della biosfera e degli elementi che influiscono sul suo comportamento, a cui va aggiunto quello dell’orchestrazione di tutte le attività che nel loro insieme la condizionano. Ci vuole, insomma, chi abbia una visione globale completa, tale da essere in grado di dare indicazioni su come funziona, in che stato verte attualmente, per giungere in fine a delineare le strategie ed i comportamenti da attuare, allo scopo della sua tutela o miglioramento.Vi sono “Corsi di Laurea in Scienze Ambientali” in diverse università italiane. Un’intera facoltà è stata dedicata all’argomento presso la Seconda Università degli Studi di Napoli e la Libera Università degli Studi di Urbino.Tali corsi e Facoltà, attraverso l’acquisizione di conoscenze trasversali e multi-disciplinari, tendono a formare delle figure che, oltre ad avere radicate conoscenze scientifiche di tipo fisico, chimico, matematico e biologico, oltre ad avere competenze specifiche, nel settore della gestione dell’ambiente e del territorio, siano in grado di interagire con le istituzioni, le amministrazioni locali e le aziende, in modo da trasmettere le loro conoscenze, sotto forma di indicazioni e metodi di intervento.Le figure professionali che ne derivano sono: guardia ecologica, guida naturalistica ed animatore delle aree protette, tecnico di lotta guidata e integrata, ecomanager, ecoauditor, esperto in certificazioni ambientali, consulente ambientale e tecnico di monitoraggio ambientale. Professionalità che si muovono in altrettanto numerosi ambiti, che possono essere a loro volta elencati come: sviluppo partecipato, difesa del suolo e utilizzazione delle acque, aree protette e turismo sostenibile, energie rinnovabili, gestione integrata dei rifiuti urbani e industriali, acquicoltura ecocompatibile, biotecnologie sostenibili e agricoltura biologica.
Per chi, in più, volesse avere qualche dato anche sulla spendibilità della formazione ambientale nel mercato del lavoro, si segnala il portale ifolab (http://www.ifolamb.isti.cnr.it/) dove si trovano informazioni, dati e statistiche elaborate da dati Istat.Che dire a questo punto se non… buon lavoro!
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