Fiumi: Italia 4 su 30 sono malati di cemento

Da fine gennaio è presente sul sito del WWF il Dossier “Fiumi Italia”, conseguenza del lavoro di oltre 600 volontari che hanno preso parte alla campagna “Liberafiumi”. L’analisi, oltre 133 pagine, ben dettagliate, è il risultato del censimento di trenta tratti fluviali nell’intera penisola. Le conclusioni non sono incoraggianti, 4 su 30 risultano “malate di cemento” e sono ben 122 le specie ittiche “aliene”.

La campagna, avviata e voluta dal WWF nell’Anno Internazionale della biodiversità, il 2010, intendeva sensibilizzare alla tutela, rinaturazione e valorizzazione dei corsi d’acqua dolce, lungo i quali vive una grande percentuale di popolazione (a livello planetario ci si avvicina all’80%) e l’importanza a livello socio-economico di questi habitat.
Il WWF ha voluto “fotografare” la situazione dei fiumi italiani, scegliendo una trentina di tratti fluviali, sia grandi che piccoli, alpini, appenninici, del nord e del sud, in odo da rappresentare i diversi ecosistemi del territorio italiano. Non uno studio o un’analisi scientifica, ma un’istantanea basata sull’osservazione diretta e sulla documentazione fotografica di ciò che 600 volontari hanno visto camminando lungo i fiumi, censendo zone umide perifluviali, aree boschive, zone agricole, manufatti e abitazioni, cave, depositi, discariche, l’artificializzazione delle sponde e altri aspetti per avere una visione completa delle aree indagate. Tutto corredato e documentato da foto di dettaglio e dati, raccolti su mappe a scala 1:10.000 ed elaborati attraverso il sistema GIS (Geographic Information System).
L’immagine scaturita e preoccupante, come sottolinea Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia, “E’ indispensabile e urgente un impegno più deciso di tutte le istituzioni per garantire e raggiungere il “buono stato ecologico” degli ecosistemi d’acqua dolce entro il 2015, come previsto dalla Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE”, durante il convegno di presentazione dell’indagine. Perché la soluzione e le proposte devono essere di carattere politico, in quanto il censimento non avendo la pretesa di essere esaustivo e non volendo sostituire le analisi e gli studi necessari per la definizione delle misure e degli interventi necessari, evidenzia la criticità di avanzare proposte che possano trovare un effettivo riscontro presso le istituzioni. In quanto nel conflitto tra Stato e Regioni le Autorità di bacino sono rimaste stritolate, il loro ruolo ridimensionato, dalla frammentarietà di competenze e interessi non sempre pubblici che hanno prodotto una sorta di inazione preventiva con conseguenze di lungo termine.
Dalla mappa del WWF i fiumi Melfa, Tagliamento, Angitola e Ciane risultano quelli in buono stato. Seguono a metà classifica, in ordine decrescente, torrente Arzino, Taro, Simeto, Biferno, Sangro, Piave, Ippari, Magra, Adda, Ofanto, Oreto, Savio. Chiudono la classifica  Volturno, Sagittario-Aterno, Arno, Aniene, Agri,  Tevere, Po di Primaro e buon ultimo il Chiascio. Interessanti anche i capitoli riguardanti le discariche abusive di rifiuti ritrovate lungo tutti i tratti censiti. Solo sul Volturno ne sono state rilevate 65, mentre sull’Agri (Basilicata) 51, oppure riguardanti la biodiversità. In Italia la “lista rossa” delle specie di pesci (Zerunian, 2007) evidenzia l’allarmante situazione delle specie autoctone (Storione, Storione ladano e Lampreda di fiume), considerate praticamente estinte, mentre sono 112 le specie faunistiche aliene ormai insediate all’inteno dei nostri bacini idrografici.

 Fonte: WWF Italia

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