Giappone: Chernobyl è servita?

L’allarme nucleare in Giappone, pone degli interrogativi seri sul futuro e le scelte energetiche di tutti i paesi. Davanti alla forza della natura, terza, quarta, generazione e sicurezza, sembrano parole vuote di significato. Intanto a Fukushima una nuova esplosione e un incendio animano lo spettro di fughe radioattive, mentre a Tokio si registrano livelli di radioattività al di sopra della norma.

Se continueremo a dipendere da petrolio o nucleare, è possibile che ci si prospetti un futuro da “The Day After Tomorrow”. L’atomo, nonostante le rassicurazioni sulla possibilità di gestire impianti in completa sicurezza, sembra estremamente instabile di fronte ai danni causati dalla natura, sempre più frequenti, il petrolio per natura, risorsa non infinita, può bloccare intere economie se nei paesi produttori la situazione politica muta. Queste due considerazioni semplici e banali, continuano a non attecchire sia nell’opinione pubblica, sia tra i governanti del pianeta se nonostante la crisi in atto nel Maghreb e il pericolo di disastro nucleare in Giappone si perseguono linee di sviluppo che hanno come capisaldi proprio il nucleare e il petrolio, specialmente in Italia.
Eppure dati ed esempi sull’uso della Green Economy come alternativa per uscire dalla crisi e sperare in un futuro meno apocalittico non mancano.
A dimostrare tutto questo, basterebbe quanto sta avvenendo in questi giorni nel Sol Levante, a seguito del terremoto e dello tsunami della settimana scorsa. Il Giappone ospita una cinquantina di centrali atomiche sul proprio territorio e quella di Fukushima nel nord del paese, per la quale é stata dichiarata la prima emergenza nucleare ufficiale, è uno dei 25 impianti nucleari più grandi del mondo. Costituita da sei unità separate fra loro, che complessivamente hanno una produzione di 4,7 GW, è distante circa 11 chilometri da un altro impianto nucleare, quello di Fukushima 2. Entrambe centrali del tipo BWR (Boiling water reactor), progettate negli U.S.A. negli anni '50. Ad oggi l’esplosione avvenuta a Fukushima è la terza dall’inizio del disastro ed ha sviluppato un incendio nel reattore n.4, che si riteneva non fosse stato danneggiato. Insomma tutte le rassicurazioni che si susseguono da venerdì, sembrano cadere con il tempo che passa. Dopo le parole del ministro per la Strategia nazionale giapponese, Koichiro Genba, che assicurana “Non c'è assolutamente alcun rischio Chernobyl”, adesso dalla rete (twitter, facebook, blog) attraverso la raccolta di indiscrezioni si aprono al mondo altri scenari. La portaerei Usa "Ronald Reagan", giunta per aiutare nelle operazioni di soccorso, ha lasciato improvvisamente la costa orientale del paese. L'equipaggio, fanno sapere, presentava una quantità di  radiazioni, dopo aver attraversato una nube in mezzo al Pacifico, pari a quella che si assorbe normalmente in una anno, ma l'esposizione era di un solo giorno  Ed anche il premier nipponico Naoto Kan, ha dovuto ammettere, intervenendo in televisione che l’esplosione ha provocato una fuoriuscita radioattiva chiedendo ai residenti nel raggio di 30 chilometri della zona di Fukushima di non uscire di casa. Intanto la nube si sta spostando verso sud- sudest in direzione della capitale giapponese, ed ora è a circa 100 chilometri. Anche le cancellerie internazionali hanno dato corpo ai timori emersi nel week end scorso. Oggi l’Ambasciata italiana attraverso un comunicato invita i nostri cittadini "visto le condizioni gravemente peggiorate, a non recarsi in Giappone nei prossimi giorni per coloro che non abbiano necessità di farlo". I nostri cugini d’oltralpe l’altro ieri avevano già provveduto a porre lo stesso invito ai propri concittadini "Tenuto conto del rischio di un forte sisma - avviso e-mail - e dell'incertezza sulla questione nucleare”. E proprio in Francia, il paese europeo più convinto della scelta nucleare la questione sta sempre più interessando l'opinione pubblica, gli ecologisti hanno chiesto un referendum sul futuro dell'atomo. In Germania Angela Merkel ha deciso di bloccare li prolungamento del ciclo di vita operativo dei 16 reattori atomici civili attivi in territorio teutonico, la Svizzera ha bloccato la procedura di domanda di autorizzazione alla costruzione di tre nuovi siti, l'Austria chiede un riesame a livello europeo. Tutto questo pare confermare i timori delle prime ore, quando le stesse autorità nipponiche, secondo la Bbc, hanno chiesto ufficialmente aiuto agli esperti dell'Aiea, l'agenzia atomica internazionale. Quando la Nuclear Regulatory Commission americana rendeva pubblico che il governo di Tokyo chiedeva formalmente anche l'aiuto U.S.A., per raffreddare i reattori nucleari danneggiati, peccato che come riportato da Repubblica l’unità anticrisi della portaerei Reagan abbia fatto dietro-front. Convalidando in questo modo le parole di Masashi Goto, ex progettista di centrali nucleari giapponesi, sul Sole 24 Ore, che accusa apertamente il governo giapponese di occultare la verità sugli impianti nucleari. Così a non molto sembrano serviti i tentativi di contenimento della crisi intrapresi dal governo nipponico. Intervenuto attraverso il pompaggio di grandi quantità di acqua di mare nel contenitore del reattore per cercare di raffreddare il nocciolo surriscaldato. Una mossa che si è rivelata inutile, sembra di ripercorrere le tappe del disastro della mare nera del Golfo del Messico, tra occultamenti e inefficienze. Le motivazioni della non riuscita sono da ricercarsi in soluzioni frettolose come l'uso dell'acqua di mare, che a contatto con l'acido borico necessario per assorbe i neutroni della fissione nucleare, si trasforma in sostanza corrosiva, rendendo fragile l'involucro. Azione che unita all'esposizione dele barre di uranio all'aria, per due ore e mezza rimaste senza acqua per il raffreddamento, non hanon evitato il surriscaldsamento delle stesse, e le conseguenti esplosioni e fughe radioattive. Tentativi uniti ad una serie di dichiarazioni fatte per nascondere l’evidenza dell'emergenza e del rischio, come la definizione di “livello 4”, secondo la scala INES: danni di poco conto alle persone, all'ambiente, o alle cose, data in un primo tempo dalle autorità giapponesi. Valutazione smentita dall'agenzia di sicurezza nucleare francese per la quale l’incidente si configura come livello quinto o sesto, incidente con possibili conseguenze all'esterno dell'impianto nel primo caso e incidente grave nel secondo. Di grado più alto nella scala c'è solo il sette, quello di Chernobyl.
Allora perché si continua a pensare al nucleare, Chernobyl sembra non avere insegnato nulla, soprattutto in Italia. Se come riporta il sito internet linkiesta.it ripreso da il Fatto Quotidiano, il governo vuole cancellare l’obbligo di indicare dove intende realizzare i siti delle centrali nucleari, o  se Kikko Testa, presidente del Forum nucleare. venerdì sera, mentre il reattore nucleare di Fukushima "bolliva", era in tivù a dire: tutto sotto controllo. Parole poi corrette timidamente sul proprio sito. Giustificazioni che nascono ad ogni latitudine per garantire interessi particolari, spesso multinazionali, che si susseguono ininterrottamente ovunque ci sia la messa in discussione dell’atomo, come l'idea che “Quella di Fukushima era una centrale vecchia”. Allora perché è ancora in servizio, viene da rispondere, e soprattutto perché  come ben fanno notare Gianni Mattioli e Massimo Scalia, sul Fuori pagina dell'edizione online del Manifesto di ieri, le centrali nucleari devono tornare in Italia, dove, terremoti come quelli dell'Aquila, Avezzano e Messina hanno avuto magnitudo tra 6, 8 e 7,2 e non 8,9 come in Giappone.

Fonte: ANSA, Corriere della Sera, Repubblica, ADN Kronos, Il Sole 24 Ore, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, Il Manifesto

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