Il ghiaccio fonde, il mare si alza

Il rapporto “Special Report on Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate” approvato il 24 settembre 2019 dai 195 governi dell’IPCC, è perfettamente in linea con gli obiettivi che gli stessi si sono fissati nell’Accordo di Parigi del 2015, ossia limitare urgentemente le emissioni di gas serra e tutti i cambiamenti che ad esso sono connessi.

Il report analizza i rischi legati al clima e le sfide cui le persone saranno sottoposte nel mondo, oggi e in un futuro prossimo.
Ghiacciai, neve, ghiaccio e permafrost stanno diminuendo e continueranno a diminuire. Si prevede che questo aumenterà i pericoli per le persone, in termini di frane, valanghe e alluvioni. Ad esempio, per i piccoli ghiacciai in Europa, in Africa orientale, nelle Ande tropicali e in Indonesia si prevede, per gli scenari con alte emissioni, una perdita dell'80% della massa ghiacciata entro il 2100.
Il ghiaccio fonde, il mare si alza e nel report si mostra che, mentre nel XX secolo il livello del mare è cresciuto di circa 15 cm. su scala globale, oggi cresce a una velocità più che raddoppiata, circa 3,6 mm. l'anno. Entro il 2100, anche se le emissioni di gas serra diminuissero radicalmente e il riscaldamento globale fosse contenuto ben al di sotto dei 2°C, l'innalzamento del livello del mare potrebbe arrivare a circa 30-60 cm., mentre potrebbe raggiungere i 60-110 cm. se le emissioni di gas serra dovessero continuare a crescere in maniera decisa.
Le ondate di calore marine sono raddoppiate in frequenza dal 1982 e stanno aumentando d’intensità, la loro frequenza sarà di 20 volte maggiore in uno scenario con un aumento di 2°C di riscaldamento, rispetto ai livelli preindustriali e di 50 volte maggiore se le emissioni continueranno ad aumentare fortemente.
Fino ad oggi l’oceano ha assorbito tra il 20% e il 30% delle emissioni di biossido di carbonio indotte dall'uomo dagli anni '80, causando l'acidificazione dei mari.

Il riscaldamento dell'oceano e la sua acidificazione, la perdita di ossigeno e i cambiamenti nella disponibilità dei nutrienti stanno già influenzando la ripartizione della vita marina nelle zone costiere, in mare aperto e sui fondali.
Anche se riuscissimo a limitare l’innalzamento delle temperature, e a mantenerle entro i 2°C, circa il 25% del permafrost superficiale (3-4 metri di profondità) si scongelerà entro il 2100. Sia il permafrost artico che quello boreale contengono carbonio organico in quantità pari al doppio del carbonio presente nell’atmosfera, e se si scongelassero, potrebbero contribuire all’aumento della concentrazione di gas a effetto serra nell'atmosfera.
Saremo in grado di mantenere il riscaldamento globale sotto ai 2°C rispetto ai livelli preindustriali solo mettendo in atto modifiche senza precedenti delle nostre abitudini in tutti gli ambiti della società, quali l'energia, il territorio e la tutela degli ecosistemi, le città e le infrastrutture, nonché l’industria.

Il report fornisce le migliori conoscenze scientifiche disponibili per sostenere le azioni dei governi e delle comunità, perché solo facendo conoscere la realtà e i rischi cui andiamo incontro, possiamo limitare l'entità dei danni che potrebbero causare i cambiamenti climatici. Questo è il primo rapporto IPCC che evidenzia l'importanza dell'istruzione per migliorare la conoscenza dei cambiamenti climatici e l’alfabetizzazione in merito a oceani e criosfera, così da mettere nelle mani delle nuove generazioni strumenti in grado di contrastare il decadimento climatico e garantire loro l’opportunità di vivere in un mondo migliore.

Redazione

Per saperne di più visitare il sito https://ipccitalia.cmcc.it

Fonte: comunicato stampa IPCC-focal point for italy

Photo by Annie Spratt on Unsplash


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