India - L'architettura del bambù

È tempo di un ritorno al futuro per l’architettura dell’India? Insieme all’economia (+9,4% annuo secondo le stime 2006 della Fondazione Nord Est) cresce a ritmi vertiginosi anche la domanda di abitazioni, e il “sesto continente” pare intenzionato a farvi fronte riscoprendo uno dei pilastri dello stile abitativo tradizionale, il bambù.

Il giunco sempreverde, infatti, è stato al centro di un importante seminario tenuto, il 7 gennaio scorso, presso l’Indian Institute of Management di Bangalore (stato di Karnataka, India meridionale), dal titolo “Il bambù nell’industria delle costruzioni: prospettive e potenzialità”. Relatori, fra gli altri, Chandrashekar Hariharan, famoso eco-imprenditore attualmente guida della Biodiversity Conservation India Limited (Bcil), e G.R. Jaigopal, architetto vincitore dell’”International bamboo building design competition 2007” nella categoria “spazi urbani”. «Bisogna ricercare efficienza non solo tramite una buona gestione delle risorse naturali – afferma Hariharan – ma anche nell’innovazione dei processi produttivi e nell’offerta di benefici tangibili ai consumatori».
Sono parole che circoscrivono bene il campo del problema. Resistente, leggero, facile da usare e pulito, il bambù ha anche altre due fondamentali caratteristiche: è facilmente rinnovabile e, soprattutto, in grado di abbattere i costi non solo delle materie prime, ma dell’intera filiera costruttiva. Un risparmio di natura economica, con positive ricadute sull’ambiente, basti pensare che per produrre una tonnellata di cemento armato si generano altrettante emissioni di anidride carbonica. Vi è poi da sottolineare che la quantità di energia richiesta per produrre bambù come materiale di consumo è pari al 37% del legno, al 12,5% del calcestruzzo e solo al 2% di quella dell'acciaio. 
Il bambù matura ad una velocità superiore a quella di qualsiasi albero. Si calcola che alcune qualità possano raggiungere una crescita giornaliera pari a un metro. La chilometrica tassonomia ne classifica oltre 1600 specie, una biodiversità che rende la pianta adattabile a molteplici ecosistemi, in particolare nell’India, dove, insieme alla Cina, si coltivano a bambù quasi 20 milioni di ettari di territorio.
Le sue fibre naturali, inoltre, la rendono uno dei materiali naturali più resistenti a trazione, una resistenza che rimane tale anche con l'invecchiamento, cosa che lo rende ottimo per le costruzioni in zone sismiche. Contrariamente a quanto di possa pensare, poi, il giunco è refrattario al fuoco. Questo non vuol dire essere ignifugo, ma avere, paragonato al legno di abete, una velocità di combustione molto più lenta.
La scelta del bambù è uno splendido esempio di come cultura materiale millenaria e modernità possano andare a braccetto. Accanto alle case tradizionali, infatti, l'India sta cercando di realizzare anche edifici pubblici basati sulle antiche tecniche edilizie. È il caso dell'ufficio di  Jaigopal a Kochi, capace di usare l'80% in meno di acciaio rispetto agli edifici simili. Un ottimo modo di dire alla gente: “vedete, volendo si può fare!”. È per questo che il governo del Karnataka, tramite il National mission on bamboo applications (NMBA), è impegnato nella ricerca e nello sviluppo di tecnologia applicata al giunco verde, oltre a finanziare, con una politica di sussidi, i piccoli imprenditori desiderosi di entrare in questo mercato.

Per approfondimenti: http://www.bambootech.org/

Articolo tratto da: http://www.indiatogether.org/


Pubblicato in


Mercato

Il mercato di EffettoTerra

Turismo Responsabile

SOSTIENI L'AMBIENTE

Sostieni Effetto Terra: dona il 5x1000 a Eta Beta

Incontri formativi scuole

Eta Beta propone incontri per imparare come cambiare i comportamenti di consumo e come migliorare ogni giorno l’ambiente in modo efficace, con piccoli gesti.

EffettoTerra Newsletter

Iscriviti alla newsletter del portale

Archivio Newsletter