Inquinamento termico

Per inquinamento termico si intende una anomalia di causa antropica, nelle temperature registrate all’interno dell’ecosistema. È un tipo di inquinamento di cui se ne parla poco, ma non è da sottovalutare, poiché può produrre effetti negativi di entità rilevanti.

Si distinguono due tipi di inquinamento termico:

•    Inquinamento termico diretto, quando la sorgente inquinante agisce direttamente immettendo energia termica nell’ecosistema in cui si colloca, provocandone un innalzamento di temperatura immediato.
•    Inquinamento termico indiretto, quando gli effetti delle sorgenti inquinanti si ripercuotono a scala globale. In questi casi le sorgenti inquinanti sono gas clima alterati come il metano, gli idrocarburi alogenati e l’anidride carbonica, tutti responsabili dell’effetto serra.

L’inquinamento termico diretto è spesso riconducibile alle acque utilizzate dalle fabbriche per il raffreddamento delle termo turbine, che riversano nel mare o in un fiume sostanze nocive, provocando devastanti effetti sulla biologia degli ecosistemi acquatici.
A questa tipologia di inquinamento si devono la morte della flora batterica, fondamentale nei processi di autodepurazione dell’acqua; la morte di numerose specie di pesci, alghe, molluschi, crostacei, che sono intolleranti al calore; la proliferazione delle specie tolleranti al calore per la maggior parte le alghe (noto è il caso delle alghe nell’Adriatico). Senza sottovalutare le alterazioni nel funzionamento dell’ecosistema registrabili nelle sempre più numerose variazioni dei tassi di crescita, nel precoce raggiungimento dell’età riproduttiva e nelle alterazioni dei tassi di alimentazione degli organismi; e nella proliferazione di batteri ed altri agenti patogeni.
Tra le altre cause dell’inquinamento termico rientrano, l’erosione e la deforestazione del suolo, che possono portare ad un aumento di temperatura innaturale. Piante, terra ed alberi mantengono la temperatura sotto controllo oltre a fornire ad esseri umani ed animali una protezione contro i raggi solari creando zone d’ombra. Con la loro rimozione, non solo un corpo d’acqua assorbe più luce solare, ma ciò determina anche l’indebolimento del suolo e il formarsi di letti fluviali e lacustri, con la possibilità della creazione di pozze profonde di acqua che si surriscaldano più velocemente.
Una delle cause principali di preoccupazione inerenti l’inquinamento termico è l'esaurimento di ossigeno nell'acqua. Infatti, un aumento della temperatura implica la diminuzione della solubilità dell’ossigeno. Qualsiasi riduzione del tenore di ossigeno dell’acqua, specialmente quando è  presente inquinamento organico, può provocare la perdita di specie sensibili.
Per ridurre il problema dell’inquinamento termico alcune leggi impongono, per gli scarichi superficiali in ambienti idrici, il rispetto di alcuni massimali della temperatura dello scarico nel punto di immissione dell'ambiente in cui si riversano. Le normative vigente in Italia (Leggi n. 319/1976 e n.650/1979) impongono, per gli scarichi superficiali in ambienti idrici il rispetto dei seguenti punti:
 
•    35 °C come valore massimo della temperatura dello scarico nel punto di immissione nel corpo ricevente;
•    3 °C come massimo rialzo termico, rispetto alla temperatura del corpo naturale, entro un raggio di 1.000 metri dal punto di immissione.

Un modo per prevenire o ridurre l'inquinamento termico potrebbe essere rappresentato dalla buona prassi di riutilizzare l'acqua calda per altri scopi sia domestici che industriali. Mentre, per non alterare le temperature delle acque, le fabbriche potrebbero istallare delle torri o dei laghetti capaci di restituire l’acqua alla temperatura originaria prima di rilasciarla in natura.

A.I.

Fonte: www.snowviewfarm.com; angoloarte.altervista.org; www.lenntech.it

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