L’allarmante stato di scarsità di acqua

Fino a non moti decenni fa, nessuno si poneva il problema dell’esaurimento dell’acqua sul nostro pianeta, perché si pensava che questa fosse inesauribile. Oggi invece tutti sono ben consci di quanto questa risorsa indispensabile per la vita sia limitata.

Tutti si chiedono: quanta acqua abbiamo a disposizione?
Più o meno si calcola 1.390 milioni di Km. cubi, di cui il 97,5% è costituito dall’acqua salata degli oceani e dei mari, e solo il 2,5% da acqua potabile. Questa quantità così ristretta si riduce notevolmente di circa il 90% se viene sottratta l’acqua presente sotto forma di ghiaccio nelle calotte polari. Dunque, si stima che 93.000 Km. cubi, pari allo 0,25% del totale (in sostanza una goccia nell’oceano) sia l’acqua cosiddetta dolce.
Nonostante questi dati preoccupanti, nel XX secolo, il consumo d’acqua potabile mondiale è cresciuto da 300 Km. cubi a 2.100, con abissali differenze di utilizzo fra le diverse parti del mondo. Un cittadino USA consuma 1.280 metri cubi l’anno, un europeo circa 700 metri cubi, un africano appena 185 metri cubi. La preoccupazione cresce sempre di più con l’aumentare della popolazione. Anche se un altro fattore preoccupante che riguarda l’evoluzione della disponibilità di risorse idriche è strettamente connessa ai cambiamenti climatici come conferma il report pubblicato dal World Resources Institute. Secondo i ricercatori, da qui ai prossimi 25 anni, nelle zone più secche aumenterà notevolmente la siccità. Questi mutamenti ambientali andranno anche ad incidere e ridefinire radicalmente la struttura sociale e produttiva degli Stati.
Questa preziosissima risorsa è seriamente a rischio a causa dell’alterazione che sta subendo il nostro pianeta di cui noi siamo responsabili a causa della sempre maggiore antropizzazione dell’ambiente. Da una parte scarichi industriali e rifiuti di ogni genere avvelenano le acque di mari, fiumi e laghi. Dall’altra pesticidi, antiparassitari ed erbicidi in agricoltura contaminano le falde acquifere del sottosuolo. Tutto questo determina una progressiva riduzione di acqua potabile e pulita a disposizione dell’umanità, soprattutto dei popoli che vivono nei paesi più poveri.
Altro elemento della riduzione dell’acqua potabile è dovuto anche, allo scioglimento dei ghiacciai. Come detto l’acqua dolce rappresenta il 2,5% del volume totale presente sulla Terra e il 2/3 di questa si trova in pochi ghiacciai, in particolare nell’Antartide e in Groenlandia, i quali rappresentano la principale riserva di acqua dolce nel nostro pianeta. La fusione dei ghiacciai a causa dell’effetto serra e dell’aumento delle temperature, rappresenta un forte impatto ambientale, sia per l’innalzamento dei mari sia per la scomparsa di questa importantissima riserva. A causa della fusione l’acqua dolce mescolandosi a quella salata del mare, diventa inutilizzabile dall’uomo.
La situazione non è del tutto differente sui ghiacciai delle Alpi. Dei circa 250 Km cubi di ghiaccio presenti sulle Alpi, al culmine della Piccola Età Glaciale (anni 1820-1850) ne restavano solo 80 Km. cubi nel 2011. Il ghiaccio perso sull’arco alpino dagli anni ’80 corrisponde, in termini di volume d’acqua, a circa 4 volte la capacità del Lago Maggiore. Restando in Italia, in occasione della Giornata mondiale dell'acqua, istituita dall'ONU e celebrata ogni 22 marzo, l'Istat fornisce un quadro di sintesi delle principali statistiche sulle risorse idriche. Secondo l’ISTAT i dati sulla disponibilità di risorse idriche nel nostro Paese, in particolare di acqua erogata ai cittadini, il volume di acqua erogata agli utenti dalle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei comuni capoluogo di provincia è stato nel 2015 di 1,63 Km. cubi, che corrisponde a un consumo giornaliero di 245 litri per abitante (23 in meno rispetto al 2012). Un dato preoccupante è quello della dispersione dell’acqua immessa. Nel 2015 nei comuni capoluogo di provincia, è stata del 38,2% sul totale, mentre nel 2012 era stata del 35,6%. Nel 2016, infine, il 9,4% delle famiglie italiane lamenta un’erogazione irregolare dell’acqua nelle abitazioni, con valori significativi in Calabria 37,5%, Sicilia 29,3% e Abruzzo 17,9%.

A.I.

Fonte: www.lenntech.com; www.green-world.it; left.it; www.istat.it

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