L' economia verde sfida la crisi

La green economy è una delle strade principali per rilanciare, su basi nuove e più solide, l’economia italiana. Una prospettiva che nel nostro Paese si incrocia con la qualità, la coesione sociale, il talento, l’innovazione delle nostre imprese, fattori fondamentali per rendere competitivi i territori. Unioncamere e Fondazione Symbola hanno dato vita al Rapporto Annuale GreenItaly, un’occasione per mettere in rete conoscenze, competenze e promuovere le esperienze più avanzate e innovative diffuse sul territorio nazionale.
 
Un cuore verde, dinamico e vigoroso, pulsa nell’economia italiana. E’ quanto emerge nel Rapporto GreenItaly 2011 che Symbola e Unioncamere hanno presentato oggi a Milano. Non un settore legato esclusivamente ai comparti tradizionalmente ambientali – come per esempio il risparmio energetico, le fonti rinnovabili o il riciclo dei rifiuti – ma un vero e proprio “filo verde”, che attraversa e innova anche i settori più maturi della nostra economia, perché la peculiarità della green economy italiana sta proprio nella riconversione in chiave ecosostenibile dei comparti tradizionali dell’industria italiana di punta.
Una vera rivoluzione verde che già oggi interessa il 23,9% delle imprese che tra il 2008 e il 2011 hanno investito o investiranno in tecnologie e prodotti green, creando occupazione, il 38% delle assunzioni programmate per l’anno in corso è per figure professionali legate alla sostenibilità, e attraversa il Paese da nord a sud, tanto che le prime dieci posizioni della classifica regionale per diffusione delle imprese che investono in tecnologie green sono occupate equamente da cinque regioni settentrionali e cinque meridionali. 
A presentare la seconda edizione del rapporto GreenItaly, oggi nella sede di Assolombarda a Milano, erano presenti insieme al Presidente di Assolombarda Alberto Meomartini, al Segretario Generale di Unioncamere, Claudio Gagliardi e ad Ermete Realacci,  Presidente di Symbola anche Stefano Boeri, Assessore Cultura ed Expo 2015 del Comune di Milano, Marco Frey, Professore Economia e Gestione delle Imprese Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Maurizio Lupi, Vice Presidente Camera dei Deputati, Carlo Montalbetti, Direttore Generale Comieco, Andrea Poggio, Vice Direttore Nazionale Legambiente, Fabio Renzi, Segretario generale di Symbola, Giuseppe Sala, Amministratore Delegato Expo 2015.

“Sotto le ceneri depositate dalla crisi arde la brace della green economy”, spiega Realacci. “E’ una sfida che l’Italia può vincere se saprà cogliere nelle caratteristiche del suo sistema produttivo le radici di una scommessa sul futuro. Quello che emerge nella ricerca che oggi presentiamo, ci dice che la green economy, a maggior ragione nel grave periodo che stiamo vivendo, è una delle strade principali per rilanciare, su basi nuove e più solide, l’economia italiana. Una prospettiva che nel nostro Paese si incrocia con la qualità, la coesione sociale, il talento, l’innovazione, la ricerca, fattori fondamentali per rendere competitivi i territori e le nostre imprese. Quanto emerge oggi è un’indicazione importante anche per il futuro Governo.”

Il rapporto GreenItaly evidenzia come la profondità degli effetti della crisi ha posto l’intero sistema di fronte alla necessità di un radicale ripensamento del proprio modello di sviluppo tanto che quasi un’impresa su quattro (il 23,9% del totale, ovvero circa 370mila imprese, 150mila industriali e quasi 220mila dei servizi) ha realizzato negli ultimi tre anni, o realizzerà entro quest’anno, investimenti in prodotti e tecnologie che assicurano un maggior risparmio energetico o un minor impatto ambientale. Una quota che rappresenta un segnale forte dell’effettiva diffusione di comportamenti aziendali orientati all’eco-efficienza e alla sostenibilità ambientale, considerando che in questo caso siamo di fronte a un universo che contempla sia le micro imprese al di sotto dei 20 dipendenti, dove chiaramente la propensione a investire è più contenuta sia tutto il settore dei servizi privati, costituto da diverse attività che, per chiare ragioni di natura strutturale o legate al basso impatto ambientale, possono non essere particolarmente inclini alla realizzazione di investimenti green. 
 
fonte: Fondazione Symbola

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