La carovana delle Alpi – Legambiente assegna le bandiere verdi e nere alle montagne

Dopo Goletta Verde e le bandiere assegnate a spiagge e coste italiane, Legambiente, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha monitorato la situazione ambientale dell’arco alpino. Giunta alla settima edizione, il dossier 2008 assegna 14 drappi verdi e 11 neri.

La redazione del dossier è il risultato della segnalazione dei circoli di Legambiente presenti nell'arco alpino italiano, cui collaborano gli uffici nazionali e quelli regionali di Piemonte e Valle d'Aosta, Lombardia, Trentino, Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Il prodotto è una selezione di “buone” e “cattive” pratiche che rispondono ai criteri di sostenibilità ambientale, economica e sociale, quali l’aria, la biodiversità, l’energia ed il turismo sostenibile. Criteri che seguono i dettami della Convenzione delle Alpi ed i suoi Protocolli attuativi.
Il nuovo rapporto 2008 di Legambiente, nonostante la forbice complessiva tra riconoscimenti (14) e bocciature (11) non sembri essere elevata, se ben analizzato, mostra dati molto più interessanti. Non è tanto l’esiguo numero in più (3) di bandiere verdi, a fare la differenza, ma bensì l’analisi per zona geografica. Così, sfogliando le pagine delle due indagini si scopre, usando una forzatura, non ce ne vogliano i residenti e gli amministratori delle zone interessate, che le montagne italiane non sono tutte incantevoli e le politiche perseguite non sono tutte sostenibili. Per rendersi conto di ciò basta osservare la tabella di comparazione tra bandiere per regione, con il saldo complessivo, che abbiamo estrapolato dal dossier e che riportiamo di seguito:

REGIONE

BANDIERE VERDI BANDIERE NERE SALDO
Valle d’Aosta 1 1 0
Piemonte 5 2 +3
Lombardia 2 3 -1
Trentino [1] Alto Adige [2] 3 [1] 1 [2] 3 [1] 0 [1] +1 [2]
Veneto 1 1 0
Friuli Venezia Giulia 1 1 0

 

Tra i promossi per quel che riguarda il Piemonte (regione con il maggior saldo positivo) si segnala la comunità della Valchiusella: “per il percorso condiviso dall'intera comunità impegnata nella preservazione della qualità dell’ambiente della vallata, dando vita ad un vero e proprio laboratorio di sviluppo eco-sostenibile”,  come spiega la motivazione. Un laboratorio da seguire con interesse, tanto più in tempi in cui condivisione e concertazione non sembrano più appartenere ai giorni nostri. Una realtà capace di dare nuovo impulso all’economia locale con l’avvio di una serie di nuove attività legate all’ospitalità (B&B) alla ricettività (agriturismi) e al gusto (laboratori alimentari). Apripista di un modello d’identità non più marginale in grado di attrarre un turismo responsabile, cui proporre prodotti genuini, grazie alla creazione di aziende agricole attive nel campo dell’agricoltura naturale e attività artigianali consapevoli delle tradizioni e dell’ambiente, nonché volte all’utilizzo della bioedilizia. Il tutto attraverso una rete di rapporti umani in cui si valorizza la solidarietà ed il mutuo soccorso, promovendo la costituzione di diverse associazioni con finalità lo sviluppo sostenibile, oppure con esperienze di banca del tempo ed  attività di salvaguardia della biodiversità attraverso la conservazione delle sementi. Una panoramica su quanto emerge dalle segnalazioni e dall’analisi delle negatività può sintetizzarsi nel sottotitolo che accompagna la pubblicazione delle bandiere nere “Ferite aperte nel territorio alpino”. Come non citare in questo caso il “premio” all’ex Assessore all’Ambiente della Regione Valle d’Aosta, sperando che con il nuovo la Vallée abbia intrapreso un nuovo cammino.
In questo modo risulta chiaro l’intento di Legambiente, contribuire a dare visibilità alle azioni virtuose al fine di proporle sia ad altri amministratori, sia al pubblic, come esempi da cui attingere idee e pratiche, per tutelare e valorizzare un territorio. In modo che in Italia, non sempre ai primi posti nell’adozione di strategie sostenibili, si possano organizzare pacchetti turistici che utilizzino forme di trasporto sostenibile, che non venga disperso l’immenso capitale naturale presente o sia possibile impedire che la produzione di energia si trasformi in una rapina d'acqua.

Approfondimenti

Fonte: Legambiente

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