Ormai ci siamo. Martedì 4 novembre negli Stati Uniti si vota per l'elezione del nuovo Presidente, il 43esimo dalla nomina di George Washington nel 1789. Un voto pesante, destinato a incidere sull'intero pianeta, anche in merito alle questioni ecologiche più controverse. Ma quali sono le posizioni di Obama e di McCain a pochi giorni dal verdetto?
Il dibattito della campagna presidenziale è dominato, quest'anno, dai problemi dell'energia e dal collasso dell'economia americana. In piena tempesta finanziaria, era inevitabile che le due “issues” fossero al centro dell'agenda di McCain e Obama. Una ricerca del Grist (una organizzazione non profit americana attenta ai problemi dell'informazione legati al mondo ambientale) ha evidenziato che le parole “cambiamento climatico” e “ambiente” sono comparse nei discorsi dei contendenti solo a margine di questioni più ampie. Nel secondo confronto televisivo c'è stata una domanda sul surriscaldamento globale, ma in generale, anche se entrambi promettono di migliorare la scarsa propensione ecologica dell'amministrazione Bush, non è semplice capire chi dei due candidati sia più favorevole all'ambiente.
Effetto serra
Obama: è favorevole a un sistema di regolamentazione delle emissioni nocive che abbassi dell'80% i livelli di inquinamento registrati nel 1990 entro il 2050. Obama si è dichiarato a favore della negoziazione di quote d'emissioni inquinanti, e vorrebbe mettere all'asta la totalità dei crediti concessi, in modo da far pagare chi inquina per il diritto di emettere gas serra.
McCain: anche il senatore repubblicano è favorevole alla regolamentazione delle emissioni, abbassando, entro il 2050, del 60% la soglia di effetto serra fatta segnare in America nel 1990. Sul sistema dei crediti, McCain si è detto a favore della concessione di più bonus alle aziende nella prima parte del piano, passando poi alla vendita all'asta delle quote di gas serra. Inoltre McCain vorrebbe introdurre un sistema di compensazione delle emissioni, valido sia in territorio americano che all'estero.
Piattaforme petrolifere offshore
Obama: è generalmente contrario all'apertura di nuove piattaforme di trivellazione petrolifera, ma ha lasciato aperti degli spiragli se i nuovi pozzi rientrano in una strategia energetica più complessiva che include una serie di incentivi alle energie rinnovabili.
McCain: chiede di abolire il divieto federale a nuove trivellazioni offshore in aree non ancora sfruttate. Fino a giugno 2008 si era opposto a nuove piattaforme offshore.
Fuel-economy standards (la media minima di consumi per ogni miglio percorso a cui sono sottoposti i veicoli a motore americani dal 1975, gli anni della crisi petrolifera)
Obama: si è detto pronto ad aumentare la soglia del 4% ogni anno (aumentando la percorrenza di un miglio per ogni gallone di carburante consumato). Propone di destinare quattro miliardi di dollari per aiutare i produttori di auto americani a produrre macchine e autoarticolati più efficienti.
McCain: vorrebbe far rispettare maggiormente gli standard tutt'ora in vigore, tuttavia senza approfondire molto l'argomento.
Energie rinnovabili
Obama: entro il 2012 chiede che il 10% dell'energia elettrica a stelle e strisce derivi da fonti rinnovabili, una percentuale che arrivi a toccare il 25% entro il 2025. Propone di investire 150 miliardi di dollari, nei prossimi dieci anni, per favorire la crescita di energie alternative, biocarburanti, efficienza energetica e tecnologie “a basso impatto ecologico” (clean tech). Un piano che promette di creare, grazie all'ambiente, cinque milioni di nuovi posti di lavoro.
McCain: è favorevole alle energie rinnovabili, ma non specifica quali azioni intende intraprendere.
Biocarburanti
Obama: intende favorire la produzione di almeno 60 miliardi di galloni di “biocarburanti avanzati” ogni anno, come ad esempio il bioetanolo, dal 2030. Si dice pronto a misure per concedere vantaggi fiscali alle imprese che investono nei biocarburanti.
McCain: si oppone ai sussidi per il bioetanolo, anche se in generale si dice a favore di un incremento dei biocarburanti. Non ha, però, ancora offerto un piano preciso in materia.
Carbone
Obama: la posizione è quella di un aperto sostegno al cosiddetto “clean coal”, il carbone pulito. Il democratico sostiene la validità della conversione del carbone in carburante liquido, processo che garantisce una diminuzione del 20% delle emissioni di carbonio rispetto alle benzine convenzionali. È stato, inoltre, molto chiaro in un punto: stop alla costruzione di nuovi impianti energetici a carbone.
McCain: il carbone pulito ha conquistato anche McCain. Il senatore dell’Arizona propone infatti un aiuto pari a due miliardi di dollari l’anno per finanziare la messa a punto di questa tecnologia.
Energia nucleare
Obama: la sua posizione è un po’ controversa. Da un lato Barack ha sostenuto di voler valutare le potenzialità dell’energia nucleare come parte di un progetto più ampio, comprensivo di alter opzioni energetiche. Nello stesso tempo si è però detto poco convinto della efficacia del nucleare, a causa dei problemi di sicurezza e di smaltimento delle scorie e, non ultimo, per la necessità di forti sussidi governativi alle aziende nel campo.
McCain: di contro, il repubblicano è un convinto sostenitore dell’atomo e vorrebbe varare un piano per la costruzione, entro il 2030, di 45 nuovi impianti nucleari. Con il pieno sostegno economico del governo.
La ricerca condotta da Grist è stata rilanciata, in Europa, dalle pagine del Guardian, il quotidiano londinese schierato su posizioni laburiste. L’indagine non ha naturalmente trovato riscontro nelle pagine dei media tradizionalmente vicini ai repubblicani e, a giudicare dai risultati, parrebbe premiare la sensibilità di Obama. É forse l’ennesima strategia di una campagna elettorale condotta senza esclusione di colpi? Può darsi, ma oramai è questione di ore. E a prescindere dal vincitore è davvero giunto il momento di voltare pagina, non solo riguardo all’ambiente.
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Il programma di Barack Obama
Il punto di vista di John McCain su energia e ambiente




