La discriminante sociale dei terremoti

Possiamo continuare ad accorgerci delle catastrofi naturali utilizzando indicatori sociali, politici ed economici, rilevandone il potenziale distruttivo solo in base a bollettini inerenti danni, perdite economiche, feriti e morti ? La natura da sempre ineluttabile ed egualitaria nel suo agire, sembra ribellarsi a tali criteri, eppure l’uomo perdura nel processo di rimozione collettiva delle proprie responsabilità nel rapporto con il pianeta Terra, analizzando e cercando risposte e rimedi proprio con questa matrice o almeno privilegiandola.

Ogni anno sulla terra avvengono almeno 1.300.000 terremoti di magnitudo >2, di cui la maggior parte sono rilevabili solo dagli strumenti. Almeno un terremoto all'anno (medie a partire dal 1900) ha una magnitudo maggiore di 8. I più passano inosservati, salvo che per i sismologi, perché avvengono in zone praticamente inabitate senza generare danni o decessi. Sono i recenti accadimenti dell’arcipelago giapponese, a dimostrare ulteriormente come il concetto di “catastrofe naturale” possa essere differente a seconda della latitudine. Il terremoto che ha appena colpito con due scosse di 6,8 gradi Richter la prefettura di Niigata con un bilancio di 8 decessi, non può che far riflettere sulla vulnerabilità del territorio italiano in un contesto simile. Per una densità analoga di popolazione si sono registrati spesso danni in termini di vite umane molto maggiori, a seguito di sismi meno intensi . Per un cittadino della California ci sono 50 probabilità su 100 che - nei prossimi 20 anni - un terremoto colpisca la sua terra con magnitudo 7,5 Richter. Un abitante di Tokyo vede scendere questo rischio a 40 su 100, però nei prossimi 10 anni.
Siamo sicuri che tutto dipenda dalla natura?
Una più radicata e diffusa consapevolezza del livello di esposizione al rischio consentirebbe, nel tempo, lo sviluppo di una adeguata politica di previsione e di prevenzione finalizzata alla riduzione dei rischi. Una politica seria di prevenzione consiste in pratica in una serie di iniziative politico-amministrative e tecniche come: fare un censimento del patrimonio edilizio e del suo stato di conservazione; promuovere l’educazione e l’informazione in momenti permanenti, soprattutto  a scuola; investire più risorse nella ricerca di materiali da costruzione più adatti e di tecnologie più avanzate e rispondenti a livelli di maggior sicurezza.
A tal proposito sembra provenire proprio dall’Italia una soluzione innovativa, nata da un progetto di ricerca sull’edilizia sostenibile, condotto da IVALSA e CNR. Il Progetto Sofie, che ha appena superato test antincendio ed antisismici proprio nella terra del sol levante, prevede una tecnica costruttiva nata in Germania meno di 10 anni fa.  Metodo che si basa sull'utilizzo di pannelli lamellari di legno massiccio di spessore variabile dai 5 ai 30 cm realizzati incollando strati incrociati di tavole di spessore medio di 2 cm. I pannelli vengono tagliati a seconda delle esigenze architettoniche completi di aperture per porte, finestre e vani scala.
Insomma un ritorno alla natura per porre rimedio alle mancanze dell’uomo.

Approfondimenti

Fonte: La Stampa, Repubblica, Scienzaonline.it, Università di Genova - Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali Dipartimento per lo Studio del Territorio e delle sue Risorse.


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