La lenta agonia dell’ambiente in Italia

Tagli del 60% dal 2008 a oggi per il Ministero dell’ambiente. Un dossier del WWF rileva come l’intera disponibilità di risorse economiche del dicastero, per il 2011, equivalga al costo di una sola fregata multimissione (sono previste spese per acquistarne 10). E’ intanto il territorio continua a riempirsi di ferite.

E’ una situazione che si riverifica ciclicamente in Italia, quella dei ministeri con pochi spiccioli nel portafogli o addirittura senza un euro. Se da una parte i secondi sono contemplati nella nostra legislatura, dall’altra i primi per pudore non dovrebbero esistere. Oggi a essere realisti si potrebbe parlare del Ministero dell’Ambiente come di un ministero senza portafoglio, ma così non è, però parlare di ossimoro, se si desidera calcare un po’ la mano o contraddizione in termini se ci si vuole attenere alla realtà, non sembra tanto fuori luogo analizzando gli ultimi bilanci del dicastero. Perché è vero all’Ambiente risorse ce ne sono, quindi di fatto un portafoglio c’è, ma sempre più vuoto, un po’ come quello degli italiani.
E’ questa una delle considerazioni principali che si possono fare leggendo il dossier del WWF del 5 novembre “L’agonia del Ministero dell’Ambiente e delle politiche ambientali in Italia”, che rileva come le risorse complessive destinate al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare dall’insediamento dell’attuale governo nel 2008, siano state tagliate di più del 60%. Si è passati da 1,513 miliardi di euro agli attuali 513 milioni e in previsione sono contemplati ulteriori tagli nel seguente biennio, sino a raggiungere le dotazioni complessive di 504 milioni nel 2012 e 498 milioni nel 2013.
Cosa questo possa voler dire è la cronaca quotidiana a raccontarlo con il mare di fango, le inondazioni e i disastri del territorio che puntualmente sommergono le regioni italiane e inondano le immagini delle televisioni nostrane. Fondi sottratti alla possibile messa in sicurezza delle zone del territorio a rischio, alla frenata del dissesto idrogeologico del suolo o semplicemente a rilanciare un settore considerato trainante nella nostra economia, il turismo, che si riduce a ben poca cosa se il patrimonio naturale, culturale e artistico cade letteralmente a pezzi.
La situazione economico-finanziaria del Ministero dell’Ambiente è unica e drammatica. Le cose sono talmente gravi da mettere in discussione il suo ruolo stesso, la possibilità materiale d’incidere nelle politiche, di contare nei contesti internazionali,  di guidare ed indirizzare le azioni settoriali d’interesse nazionale anche in ambiti delicati che riguardano la vita delle persone... Occorre al più presto equilibrare la ripartizione dei tagli su tutti i Ministeri in modo che la manovra sia più equa e non vessatoria rispetto al Ministero dell’Ambiente.” commenta il Presidente del WWF, Stefano Leoni.
Si, perché analizzando le crude cifre, l’altra considerazione che balza immediatamente all’attenzione è la disparità e la metodologia o meticolosità operata nelle riduzioni di spesa, che nelle intenzioni e motivazioni doveva riguardare, per arginare la crisi, tutti i ministeri. Cosa è stato fatto? A seguito del decreto legge 112/2008 (manovra triennale) e dal decreto legge 78/2010 (manovra biennale della scorsa estate) i risultati sono: Ministero dei Beni culturali per il triennio 2011-2013 taglio di circa il 30% rispetto al 2008, Politiche Agricole 20%, Difesa circa il 4%, peraltro recuperata interamente con il bilancio previsionale 2011-2013, evidenziando come le politiche ambientali non siano considerate strategiche nelle attuali manovre governative.
Rischiando in questo modo che incuria, abbandono e degrado irrompano sempre più nella nostra quotidianità. Non c’è di che rallegrarsi se si pensa che il bilancio del Ministero dell’Ambiente nel 2011 e nel biennio successivo equivarrà all’incirca al costo poco più di 4 cacciabombardieri F35  e nel tempo il Ministero dello Sviluppo Economico e quello della Difesa ne prevedono l’acquisto di 31. C’è da sperare che i nostri cieli non diventino come Pompei e, come direbbe Asterix, che non ci crollino sopra la testa.

Fonte: WWF

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