La Torre delle Serre - Bioedilizia a Torino

Non sono molti in Italia gli esempi di edilizia residenziale pubblica che rispettano anche l'ambiente. Da alcuni anni in Piemonte le tecniche costruttive più all'avanguardia prediligono la bioedilizia, e sono una risposta alla crisi energetica che avanza.

Bioedilizia e case popolari a Torino abitano sullo stesso piano. All’incrocio tra via Anselmetti e strada del Drosso, il progetto di edilizia residenziale pubblica la “Torre delle serre”, realizzato nel 2005 dall'Agenzia territoriale per la casa (ATC) di Torino, è un buon esempio di come questi due universi, spesso lontani, possano in realtà divenire comunicanti.
Sono 49 le unità abitative predisposte, assegnate tramite graduatoria comunale principalmente a famiglie. A prima vista i 9 piani della palazzina sembrano confondersi con le sagome delle altre torri popolari cittadine. Ma dietro quest’abito quasi anonimo si nasconde un’attenta progettazione degli spazi e un massiccio impiego di tecnologie a basso impatto energetico. «Punti di riferimento costanti nell’ideazione del progetto sono stati la relazione tra le esigenze di benessere degli abitanti e le caratteristiche dell’ambiente – spiega l’ingegner Luigi Fazari, responsabile dei lavori – Inoltre particolare risalto è stato dato al rapporto tra la struttura e il clima».
Dopo uno studio preliminare sulla presenza di radon nel terreno si è passati alla verifica dei campi elettrici e magnetici. Passo successivo, la ricerca dell’orientamento ottimale in base all’esposizione delle mura al sole. Ampio risalto ha avuto, poi, la scelta dei materiali per la realizzazione del perimetro, la cosiddetta "stratigrafia di involucro". Scelta che è caduta sull’impiego di blocchi “porizzati”, così chiamati perché composti non solo da laterizio ma anche da farine di legno che, bruciando durante la cottura, lasciano dei micropori all’interno del blocco. Un processo capace di garantire la traspirabilità dei muri (ed evitare così la formazione di muffe), e che è alla base dei meccanismi di regolazione termica ed energetica dell’intero palazzo.
Sul fronte del risparmio di energia, si è voluto abbinare all’uso di pannelli fotovoltaici anche l’applicazione di serre nei balconi delle pareti sud-ovest e nord-est, da un lato per sfruttare le piante come sistema solare passivo e dall’altro per proteggere l’edificio dall’azione dei venti. Vi è, inoltre, un sistema di recupero delle acque e, inutile dirlo, l’allaccio alla rete del teleriscaldamento. La Torre dispone anche di centraline per l’invio a distanza dei dati, un modo per tenere costantemente monitorato il fabbisogno di tutti gli ambienti.
Costo totale dell’opera: 4 milioni e 700 mila euro, poco meno di 96 mila euro per ogni unità abitativa. Rispetto alle spese di costruzione di palazzi per così dire “classici” si calcola un aggravio dal 5 al 12% a seconda della qualità delle soluzioni individuate, un surplus di costi ampiamente recuperati nel medio - se non già nel breve - periodo. Basti pensare alla possibilità di usufruire del Conto Energia (con il gestore che riconosce il valore dell’energia scambiata con l’intera rete), oppure al risparmio di quasi il 30% annuo sulle bollette, o all’utilizzo di elettricità negli ambienti comuni a costo zero. «Il capitolo costi una decina di anni fa faceva ancora la differenza – prosegue l’ingegner Fazari – Ma le nuove tecnologie costruttive hanno ormai appianato il divario e la bioedilizia si pone oggi sul mercato a condizioni molto concorrenziali. Sono ancora molte, però, le resistenze che incontriamo, anche tra le nostre imprese fornitrici. Spesso sembrano quasi riluttanti ad innovare, e se non fosse per i costi del petrolio a 100 dollari il barile...». Chi l’avrebbe mai detto, sarà proprio la crisi energetica ad aprire nuovi scenari all’edilizia popolare?


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