Obama versus Romney: ambiente ed energia

E’ iniziato il contdown finale per le elezioni presidenziali statunitensi. Alla vigilia dell’election day che deciderà chi siederà al posto di comando della più grande potenza economica mondiale, al di là dell’incertezza nei sondaggi sul possibile vincitore, quello che apare poco chiaro è la strategia ambientale dei due candidati.
 
Obama versus Romney, ma anche petrolio e climate change. Tre dibattiti televisivi non sono serviti a fugare i dubbi e a chiarire le strategie che verranno intraprese su alcuni dei temi più importanti che riguardano ambiente e sostenibilità. Pressochè assenti, o meglio spesso elusi, dalle contese mediatiche andate in onda in “tre puntate” sugli schermi televisivi delle case americane a partire dal 3 ottobre,  i temi del cibo, dell’energia, dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento delle falde acquifire, dell’utilizzo delle risorse naturali e della salute degli oceani, sono tornati alla ribalta grazie a Shawn Lawrance Otto. Autore, filmaker, redattore dell’Huffington Post, Otto  è tra i co-fondatori  della campagma “Science Debate 2012”, che ha sottoposto 14 domande chiave sulla scienza  ai candidati per la Casa Bianca.
Le risposte hanno così fatto emergere le differenze tra democratici e repubblicani in merito alle politiche per affrontare i cambiamenti climatici. Per Obama  la strada da seguire è quella gìà avviata durante il proprio mandato, caratterizzato (secondo la risposta fornita) da investimenti senza precedenti in energia pulita (90 miliardi di dollari, con un pacchetto che prevedeva lo sgravio fiscale su ricerca e sviluppo) e dalla riduzione delle emissioni di carbonio con 3 milioni di barili in meno di petrolio al giorno importati. Sforzi e che continueranno in caso di un  nuovo incarico per ridurre la dipendenza dal petrolio e le emissioni di gas serra. Per Romney invece questo capitolo va affrontato sostenendo il dibattito scientifico sul riscaldamento globale, che a suo dire non ha ancora prodotto risposte unanimi sugli effetti del global warming.
Sull’energia le scelte di campo, sembrano invece tenere conto dei potenti finanziatori e delle lobby sia di Obama sia di Romney, risultando  sovente nebulose e in alcuni casi contradditorie.  Da una parte il presidente in carica supporta un po' tutte le fonti energetiche, dal rinnovabile ai combustibili fossili, incluse fonti assai controverse come il “carbone pulito”  e i biocarburanti. Dall’altra lo sfidante propone di rendere gli USA completamente indipendenti energeticamente attraverso un maggiore utilizzo delle trivellazione per la ricerca di petrolio. Idea perseguita da Romney anche con la proposta di rendere più facile l’apertura di nuove miniere sul suolo statunitense, delegando i permessi ai singoli stati invece che al governo federale. Concetto, quello di una maggiore indipendenza degli U.S.A. dalle risorse minerarie estere, ripreso da Obama in senso opposto, dove il sostegno federale è rivolto a progetti di sviluppo di tecnologie alternative,come il riciclaggio.
Su acqua potabile, sicurezza del cibo e conservazione dei mari le posizioni sono antitetiche. Per Obama forte di numerosi progetti approvati di conservazione delle acque e di numerosi investimenti per garantire la qualità e le infrastrutture dell'acqua per gli abitanti delle zone rurali, bisogna  minimizzare l'utilizzo di pesticidi e antibiotici nella filiera agricola, cosi come continuare a sostenere la National Ocean Policy, istituita dal suo governo. Romney risponde con la proposta della necessità di creare nuove normative rispetto alle attuali per la regolamentazione dell'utilizzo delle risorse idriche, da una parte, mentre dall’altra considera sufficienti gli attuali controlli sul cibo. Giungendo quasi al paradosso (per un’ultraliberista) di ipotizzare un controllo governativo per le politiche di salvaguardia degli oceani anche se glissa su quelle ecologiche da adottare.
 
Approfondimenti
Fonte: Wired.it
 
 
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