Pesticidi: il rapporto Legambiente 2015

Legambiente, in occasione del primo raduno dei suoi ambasciatori del territorio avvenuto a Expo, ha presentato il rapporto 2015 “Stop Pesticidi”. Gli ambasciatori del territorio sono  agricoltori e artigiani che operano nel rispetto del patrimonio ambientale, sociale e culturale e proprio in occasione del loro incontro sono stati resi noti i dati sull’uso e le contaminazioni derivate da pesticidi.
 
L’Italia è il primo consumatore europeo di fitofarmaci e molecole chimiche per l’agricoltura e, nonostante il costante aumento della superficie coltivata con metodo biologico (+ 23.1% dal 2010 al 2013), il 42% dei campioni analizzati risulta contaminato da una o più sostanze chimiche.
Solo lo 0.7% dei campioni di prodotti agricoli e derivati analizzati nei laboratori è risultato fuori legge, questo grazie, come spiega Rossella Muroni Direttrice di Legambiente, ai controlli più stringenti, ma come continua, “la normativa continua a considerare sempre un solo principio attivo, fissandone i limiti come se fosse l’unico a contaminare il prodotto, ma i residui possono essere più di dieci e le metodologie attraverso le quali si possono valutare i possibili effetti cumulativi, additivi e  sinergici tra le sostanze tardano ad essere applicate”.
E così si arriva ai record di campioni pluricontaminati, come l’uva in Puglia con 15 diverse sostanze chimiche rinvenute, i sette residui trovati nel basilico in Liguria e gli otto sulle fragole analizzate a Bolzano.
Gli studi scientifici hanno ampiamente dimostrato gli effetti che l’uso non sostenibile dei pesticidi produce in termini di perdita della biodiversità, riduzione della fertilità del terreno ed accelerazione del fenomeno di erosione dei suoli. Ad esempio, l’uso spropositato di erbicidi a largo spettro per il controllo delle infestanti, quali il ben noto glifosato, lascia i suoli perennemente nudi ed esposti. Proprio sulla questione dell’utilizzo del glifosato si è attivato il Tavolo delle 17 associazioni ambientaliste e dell'agricoltura biologica, di cui Legambiente fa parte, richiedendo ai ministri della salute, dell’ambiente e  delle politiche agricole di intervenire per impedirne definitivamente la produzione, la commercializzazione e l’uso, dopo che lo IARC, l’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Oms, lo ha classificato come sicuro cancerogeno per gli animali e fortemente a rischio anche per l’uomo.
Fortemente minacciata è anche la salute delle acque, come l’ISPRA ha sottolineato nell’ultimo Rapporto sullo stato delle acque italiane, che ha rilevato la presenza in acque superficiali e sotterranee di 175 diverse sostanze chimiche, erbicidi in primis, con il glifosato in testa, seguito da fungicidi e insetticidi. A fare le spese del largo ricorso alla chimica di sintesi per usi agricoli è anche la biodiversità. Si pensi alla moria di api senza precedenti, che negli anni scorsi ha portato a puntare l’indice contro i neonicotinoidi, gli antiparassitari usati per la concia delle sementi di mais, di cui in Italia ad oggi è sospeso l'utilizzo.
Continuando con i dati si può notare che rispetto al 2012 la percentuale di campioni regolari e privi di alcun residuo di pesticida è scesa dal 64% al 58%, un ribasso che è legato al corrispondente incremento, fino al 42%, della percentuale di campioni regolari ma contenenti almeno un residuo. Quasi un campione analizzato su due contiene uno o più residui di pesticidi, compresi casi di veri e propri cocktail di sostanze attive rilevate in uno stesso campione. Nel dettaglio, il 18,8% dei campioni presenta un solo residuo di pesticida, mentre il 22,4% dei campioni analizzati (rispetto al 17,15% del 2012), rientra nella categoria del multiresiduo. In quest’ultima è la frutta a mostrare le concentrazioni più rilevanti: sul totale dei campioni analizzati per questa matrice alimentare, circa il 43,3% contiene due o più residui chimici.
L’esposizione ai pesticidi, assunti con il cibo è sicuramente più bassa rispetto ad altri tipi di esposizione, come ad esempio quella diretta dei lavoratori agricoli. Ma gli studi scientifici dimostrano che i pesticidi possono produrre effetti negativi sulla salute anche a basse dosi.
Oggi l’agricoltura italiana sta compiendo diversi sforzi nella direzione di un uso sostenibile dei pesticidi. Il miglioramento che si registra è sostenuto soprattutto da quella fetta crescente di agricoltori che rivolgono lo sguardo al biologico, oggi non più un mercato di nicchia, ma un comparto produttivo e competitivo, il cui fatturato si attesta sui tre miliardi di euro. La strada da percorrere è quindi già definita, occorre però che sia sostenuta da un solido impianto normativo che incentivi con misure concrete e incentivi chi pratica biologico, biodinamico e contribuisce alla diffusione dei principi dell'agroecologia.
Su questa direttrice, da tempo, si muove la rete degli Ambasciatori del Territorio di Legambiente, che racchiude quasi 150 realtà agricole italiane che producono nel rispetto del patrimonio ambientale, sociale e culturale dei loro territori e che rappresentano un modello di economia sostenibile che già funziona.
 
Dossier completo al link: http://www.legambiente.it/contenuti/articoli/dossier-stop-pesticidi-2015
 
Fonte: Legambiente
 

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