Rapporto Ecomafia 2012

Aumentano i reati ambientali e crescono gli incendi boschivi. Il rapporto Ecomafia 2012 di Legambiente sottolinea la crescita di reati contro l’ambiente del 9,7% per un giro d’affari di 16,6 miliardi di euro. Il fenomeno interessa di più le Regioni del sud Italia, con la Campania in testa, mentre gli incendi hanno devastato 60 mila ettari di bosco.
 
Dal 1994 l’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente pubblica il rapporto Ecomafia con cui si analizzano i numeri degli “assalti mafiosi all’ambiente”. Il rapporto 2012 è impietoso e mette in risalto come la mafia continui imperterrita ad attaccare il patrimonio ambientale, paesaggistico, culturale ed artistico del Belpaese mettendo in pericolo anche la salute dei cittadini e il futuro dell’Italia. I numeri sono allarmanti: 33.817 sono stati i reati ambientali scoperti nel 2011, quasi 93 al giorno, il 9,7% in più rispetto al 2010. Il comunicato di Legambiente è chiaro: “Aumentano i reati contro il patrimonio faunistico, gli incendi boschivi, i furti delle opere d’arte e dei beni archeologici. Triplicano gli illeciti nel settore agroalimentare. E sono già 18 le amministrazioni comunali sciolte per infiltrazioni mafiose solo nei primi mesi del 2012, per reati spesso legati al ciclo illegale del cemento. Un dato allarmante che testimonia l’enorme pervasività dei traffici gestiti da ecomafiosi e ecocriminali che nel 2011 hanno accumulato ben 16,6 miliardi di euro”.
Entrando nello specifico, “durante lo scorso anno sono aumentati gli incendi boschivi, che hanno devastato oltre 60 mila ettari di boschi; i reati contro la fauna (commercio specie protette, commercio illegale di pelli pregiate, bracconaggio, combattimenti tra cani, corse ippiche clandestine, macellazione clandestina), sono aumentati del 28% con ben 7.494 infrazioni; il patrimonio storico, artistico e archeologico ha subito un vero assalto con furti aumentati del 13,1% e più 50% di sequestri effettuati. Contro la filiera agroalimentare sono stati accertati 13.867 reati, più che triplicati rispetto al 2010. I sequestri sono stati pari a 1,2 miliardi di euro con un danno erariale di oltre 113 milioni”.
La maggior parte dei reati registrati (il 47,7%) riguarda ancora una volta le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, con la Campania in testa (con 5.327 infrazioni), seguita dalla Calabria (3.892), dalla Sicilia (3.552) e dalla Puglia (3.345). Mantiene il quinto posto il Lazio (2.463), mentre la prima regione del nord in classifica è la Lombardia (con 1.607 reati) seguita dalla Liguria (1.464).
In lieve flessione (ma con numeri sempre straordinari soprattutto se confrontati col business legale), i reati nel ciclo dei rifiuti e del cemento.
Il rapporto evidenzia quanto la politica sia molto debole nella gestione razionale della cosa pubblica. Lo dimostrano i tanti consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose (6 nel 2011 e già 18 nel 2012). Risulta così chiaro che Il Paese ha bisogno di un’azione concreta da parte della politica che può esplicarsi nell’introduzione nel codice penale del reato ambientale con l’obiettivo di creare un deterrente maggiore per la salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Fonte: Legambiente; ecoblog; corriere del mezzogiorno; dazebao news
 
 
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