WWF – Living Planet Report 2008

Siamo ufficialmente in recessione ambientale. I dati della settima edizione del “Living Planet Report”, l’analisi dello stato di salute dell’ecosistema mondiale redatta dal WWF, non lasciano spazio ad interpretazioni. L’umanità consuma freneticamente circa un terzo di pianeta, sottoforma di acqua, suolo, foreste e risorse ittiche. Un pianeta che in realtà non esiste perché non si è potuto ancora rigenerare.

Di questo passo, tra sovrappopolazione e consumi, entro la metà del decennio 2030 – 2040 avremo bisogno di due pianeti per mantenere inalterato il nostro stile di vita. Quello che nel 1961 era ancora un credito rispetto al nostro utilizzo di risorse, negli ultimi 45 anni è andato via via dissolvendosi, tanto da mettere in serio pericolo il nostro futuro.
Il Living Planet Report 2008, prodotto dal WWF insieme alla Società Zoologica di Londra (ZSL) e al Global Footprint Network, evidenzia come oltre tre quarti degli abitanti della Terra viva in paesi “debitori”, in termini ecologici, dell’ecosistema mondiale. Nell’edizione di quest’anno sono stati perfezionati gli indici “tradizionali”, il Living planet index (il grado di biodiversità sulla Terra) e l’Impronta ecologica (che correla il consumo umano di risorse naturali con la capacità di rigenerarle). Un terzo indicatore, quello dell’Impronta idrica, è stato introdotto ex novo, per calcolare i consumi di acqua di ogni Stato, compreso il volume di liquidi impiegati per produrre beni e servizi.
Dopo l’analisi di circa 5 mila popolazioni e di 1.686 specie di animali vertebrati, l’Indice del pianeta Vivente evidenzia come, dal 1970 a oggi, la ricchezza complessiva della vita sul pianeta si sia ridotta del 30%. Nelle zone tropicali la diminuzione tocca punte del 50%, a causa della crescente deforestazione e delle modificazioni d’uso dei suoli. Inquinamento e una pesca intensiva mettono inoltre a rischio anche gli ambienti costieri e marini. Sul versante dell’Impronta ecologica, va sottolineato come, ancora una volta, le emissioni di anidride carbonica (unite alla continua erosione dei suoli) siano la voce che maggiormente incide sulla salute ambientale, in special modo sui cambiamenti del clima. Secondo i dati 2008 l’area necessaria a soddisfare i nostri consumi e, contemporaneamente, a “catturare” il gas serra è di quasi 2,1 ettari globali pro-capite. Il problema è che la nostra impronta ecologica è, in media, di 2,7 ettari a testa, con un saldo negativo dello 0,6. I maggiori “divoratori” del pianeta sono gli Stati Uniti, con 9,4 ettari globali a persona. Come a dire che ogni americano vive grossomodo con le risorse di quattro pianeti e mezzo.
In questa speciale classifica l’Italia è 24esima, e consuma 4,8 ettari globali pro-capite di risorse. Il nostro paese è al quarto posto per Impronta idrica (con 2.332 metri cubi d’acqua consumati da ciascuno di noi), preceduta nell’ordine dagli USA, dalla Grecia e dalla Malesia. Inoltre, per quanto riguarda le emissioni nocive, dagli anni Novanta si registra un continuo incremento, che ci ha portato, nel 2005, ad essere la terza nazione europea per flussi inquinanti di anidride carbonica. Altre lacune riguardano il ciclo dei rifiuti urbani – nel 2006 ogni abitante ha prodotto qualcosa come 539 kg di spazzatura – e la fragilità territoriale, con il 10% dei nostri suoli classificato ad elevato rischio di alluvioni, frane o valanghe.
Bisogna, come si dice, “rimboccarsi le maniche”, piuttosto che rinegoziare gli obiettivi europei…

Il Living Planet Report 2008

Il sito di WWF Italia
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