COP10 il vertice di Nagoya

Ha preso il via ieri a Nagoya in Giappone, Cop 10, la decima conferenza Onu sulla diversità biologica. Presenti 193 Paesi con 8 mila delegati, che fino al 28 ottobre proveranno a superare lo stallo dei negoziati tra paesi ricchi e poveri, ponendo particolare attenzione ai target internazionali da adottare in futuro e all'uso delle risorse genetiche.

Il compito è arduo, e come sappiamo i grandi vertici internazionali, purtroppo non soddisfano quasi mai le aspettative con cui vengono presentati. Cop10 avrà il compito di trovare misure concrete di fronte ''al raggiungimento del punto di non ritorno per la biodiversità'', come ha detto nella cerimonia d'apertura il ministro dell'Ambiente nipponico, Ryu Matsumoto. Nel 2002, a Johannesburg, il summit sullo sviluppo durevole si prefiggeva ''la riduzione significativa del ritmo di perdita della diversita' biologica entro il 2010'' agendo contro la deforestazione, l'inquinamento (global warming in testa) e lo sfruttamento senza freno delle risorse ittiche.
Obiettivi mancati, secondo l'Onu, al punto che, ha ricordato il segretario generale Ban Ki-moon, ''la perdita' della biodiversita' sta accelerando''. I nuovi target di riferimento sono ora al 2020 e al 2050, ma i contenuti sono tutti da definire in presenza di valutazioni da parte dei singoli Paesi spesso in deciso contrasto.
Le aspettative sono molte e il tempi richiedono azioni globali mirate e realmente efficaci. Secondo il WWF la Conferenza delle Parti sulla Convenzione per la Biodiversità è ”il vertice più importante dell’ultimo decennio per la difesa della ricchezza di vita sulla terra.”
L'Unione europea, ha ipotizzato di realizzare lo stop ''alla perdita della biodiversità già al 2020'', incontrando lo scetticismo delle nazioni in via di sviluppo, che hanno bollato l’annuncio Ue come ''velleitario'' chiedendo, allo stesso tempo, risorse per poter portare avanti ''piani efficaci ed efficienti''.
Per una volta l’Italia si presenta bene ad un vertice di tale portata, forte del varo della Strategia nazionale per la biodiversità, elaborata dal Ministero dell’Ambiente e poi approvata dalla Conferenza Stato-Regioni, che abborda in tre macro sezioni il programma di tutela:
  1. servizi per gli ecosistemi
  2. cambiamenti climatici
  3. politiche economiche

Il WWF ha espresso soddisfazione per un ingresso al vertice di Nagoya, quello italiano, finalmente con le carte in regola:

"Un ottimo biglietto da visita al quale ora devono seguire azioni concrete che diano gambe alla Strategia stessa. Bisogna che già in occasione della COP10 di Nagoya le istituzioni del nostro Paese confermino nei fatti di considerare il patrimonio naturale e i servizi che vengono resi dagli ecosistemi come parte integrante della nostra ricchezza nazionale e del benessere della comunità".
In una lettera indirizzata al ministro dell’Ambiente, chiede:
  • più risorse per la biodiversità già nella finanziaria del 2011;
  • la promozione di Piani d’azione su scala regionale;
  • la definizione degli indicatori di sostenibilità previsti nella riforma della contabilità pubblica del 2009;
  • una legge quadro nazionale sulla biodiversità.
In Italia sono presenti ben 57.468 specie animali (8,6% endemiche), 12.000 specie floristiche (13.5%) endemiche. A rischio attuamente il 68% dei vertebrati terrestri, il 66% degli uccelli, il 64% dei mammiferi e l’88% dei pesci di acqua dolce.
leggi da Effetto Terra: 
Fonte: Ansa, WWf

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