“Burning down the house”

Nell’ultimo rapporto di Greenpeace, “Burning down the house. How Unilever and other global brands continue to fuel Indonesia’s fires”  si evince come grandi multinazionali quali Unilever, Mondelēz, Nestlé e Procter&Gamble e i principali commercianti di olio di palma, Wilmar, Cargill, Musim Mas e Golden-Agri Resources continuino ad acquistare olio di palma da produttori coinvolti negli incendi  in Indonesia.

Tra il 2015 e il 2018 il maggior numero degli incendi, è stato infatti registrato all’interno dei terreni dei produttori, che bruciando le foreste intorno alle piantagione riescono così ad espanderle.
Paradossale il fatto che due terzi delle suddette multinazionali facciano parte della “RSPO”, la tavola rotonda per l’olio di palma sostenibile. Marina Borghi, Campagna Foreste di Greenpeace Italia, afferma che la sostenibilità sembra solo una parola di facciata, poiché se è vero che le grandi aziende hanno prospettato di porre fine alle deforestazioni entro il 2020, è altrettanto vero che dal 2010 il consumo di prodotti legati al disboscamento, come per esempio l’olio di palma è aumentato vertiginosamente.

Greenpeace Internazionale svela inoltre che sono più di 900 mila gli indonesiani che hanno sofferto di infezioni respiratorie causate della densa nube di cenere e fumo generata dagli incendi di quest'anno.
Per non parlare delle 465 milioni di tonnellate di anidride carbonica immesse in atmosfera nei primi dieci mesi del 2019, dato allarmante se si considera che è la stessa quantità di emissioni totali di gas effetto serra prodotte dal Regno Unito in un anno.
I grandi commercianti di materie prime agricole e le multinazionali che le acquistano devono agire immediatamente per ripulire le proprie filiere dalla deforestazione, senza nascondersi dietro false etichette di sostenibilità. Anche i governi nazionali e l’Unione europea giocano un ruolo fondamentale: è indispensabile una normativa che garantisca che il cibo che mangiamo e i prodotti che utilizziamo non vengano prodotti a scapito dei diritti umani e delle foreste del Pianeta” conclude la Borghi.
Viene inoltre lanciata la petizione “La foresta non è un discount”, con l’obiettivo di chiedere all’Unione europea una normativa per fermare il commercio di materie prime prodotte distruggendo le foreste, ricordando che il conto alla rovescia è già cominciato e se si vogliono salvare biodiversità e clima è indispensabile agire subito, e in particolar modo sulle foreste.

Fonte: Comunicato Stampa Greenpeace

Photo by Silas Baisch on Unsplash


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