2011 Anno Internazionale delle Foreste: obbiettivo zero deforestazione

Dal WWF all'Unione Europea, dalle imprese italiane alla COOP, un impegno per salvaguardare le foreste del pianeta, garantendoci un futuro sostenibile e l'obbiettivo “zero deforestazione” entro il 2020. Accordi politici e commerciali per fare in modo che i 12 mesi del 2011 non risultino inutili.

A richiamare la necessità di un maggior impegno da parte della politica è il nuovo rapporto del WWF, che rappresenta il primo capitolo del report celebrativo dell’Anno Internazionale delle Foreste. Lo studio analizza le cause della deforestazione e basa le proprie proposte di soluzione sull’analisi dei dati globali, dimostrando come se non si interviene immediatamente oltre 230 milioni di ettari di foresta scompariranno entro il 2050. Tra le proposte per evitare questa possibile catastrofe, l’alleanza tra responsabili politici e imprese per un Obiettivo Zero deforestazione e degrado forestale (ZNDD) entro il 2020, “sponsorizzando” l’idea di un passaggio dal mercato attuale ad un nuovo modello di sostenibilità di cui possono beneficiare governi,  imprese e comunità, evitando in questo modo i rischi dei cambiamenti climatici e riducendo la perdita di biodiversità. Concetti che nel concreto si traducono nella richiesta di non cancellare più nessuna area forestale nel pianeta e mantenere inalterata la qualità delle foreste sino al 2020.
Come i primi passi in questo senso può essere salutata la rettifica di un accordo tra Unione Europea ed Indonesia, per salvare le foreste dall'industria del legname illegale. Firma che segue le intese siglate in precedenza con Ghana, Camerun e Congo. L’accordo prevede che tutte le forniture di legname proveniente dal paese del Sudest asiatico saranno provviste di una certificazione di origine legale. In Indonesia cinquant’anni fa il verde copriva l'82% del territorio, mentre oggi meno della metà, il 49%. Inoltre l'Ue importa 1,2 miliardi di dollari di legname e di carta dall'Indonesia, equivalenti al 15% delle esportazioni del paese in questo settore. Un accordo a difesa dell’ambiente che inoltre stimola, i singoli stati membri ad accertare la provenienza di carta, legname, arredamento e altri prodotti simili.
Campi in cui è proprio l’Italia uno dei principali mercati, essendo il maggiore importatore europeo di legno camerunense, tra i primi per il ramino del sudest asiatico, un legno morbido utilizzato principalmente per battiscopa e cornici, e di prodotti legnosi dal bacino del Congo. Eppure l’Italia non può certo definirsi uno dei paesi più responsabili in materia al momento. Poche imprese che hanno concessioni all’estero hanno avviato il processo di certificazione FSC, così come poche le iniziative politiche, non garantendo in questo modo il divieto di importazione di legname e prodotti del legno illegali. In questo modo l’Italia risulta al quarto posto in Europa tra i paesi che importano legname “illegale”, dopo Finlandia, Gran Bretagna e Germania [dati WWF]. Per questo ben vengano alcune iniziative tra cui quelle del WWF, come la nuova piattaforma web “Imprese per le Foreste” per la gestione forestale sostenibile o la Festa delle Oasi WWF del 22 maggio, che prevede numerose iniziative speciali nelle oltre 100 aree protette dell’Associazione e la raccolta fondi per salvare tre boschi italiani a rischio.
O ancora la nuova campagna della Coop, in collaborazione con Greenpeace, WWF e Legambiente, per fornire ai consumatori elementi per una scelta consapevole, attraverso il nuovo logo coniato da Coop “Amici delle foreste” apposto sui prodotti in legno che hanno certificazioni ambientali di enti terzi come Fsc e TFT. Alle origini della campagna l’impegno a non commercializzare prodotti fabbricati con legno proveniente da foreste primarie e da alberi a rischio di estinzione, nonché aumentare progressivamente l’utilizzo di carta riciclata o certificata.

Approfondimenti

Fonte: ANSA. Green News

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