Acqua pubblica: è ora di referendum

Sono state consegnate ieri alla Corte di Cassazione un milione e quattrocentomila firme a sostegno dei referendum presentati dai movimenti in difesa dell’acqua pubblica. Un risultato che segna un record nella storia della democrazia e della partecipazione in Italia, poiché nessun referendum nella storia repubblicana ha raccolto tante firme.

L’acqua è un bene comune e non può essere considerata un merce. Questo il senso di una straordinaria mobilitazione civile che ha portato alla consegna di 1.401.492 firme ieri in Cassazione, l’organo istituzionale preposto a validare l’iter per la presentazione dei referendum.
Il popolo dell’acqua ha voluto rappresentare la partecipazione di quanti hanno sottoscritto i referendum nei mesi di una campagna d’informazione e raccolta firme che ha visto i banchetti per l’acqua ovunque: in alta quota o al mare, nelle metropoli e nei piccoli centri, ai concerti gratuiti e alle manifestazioni per i diritti o per la pace. Una mobilitazione capillare e diffusa a tal punto da riempire cento scatoloni di cartone pieni di moduli referendari che sono stati disposti al centro di Piazza Navona, a Roma, e che da lì sono partiti su un camioncino per essere consegnati alla Corte. Ora si tratta solo di aspettare la sentenza e il via libera dal Ministero dell’Interno all’apertura delle urne. Se tutto andrà come previsto nella primavera prossima potremmo essere chiamati ad esprimerci per l’abrogazione delle leggi emanate dal governo in materia di servizi pubblici, sull’acqua in particolare con l’ormai famoso Decreto Ronchi. I tre quesiti referendari chiederanno l’abrogazione dell’articolo 23 bis della legge 133/2008, e degli articoli 150 e 154 del Decreto legislativo 152/06.
Il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua, canta vittoria giustamente, perché sebbene il risultato straordinario, ora c’è da convincere il resto degli Italiani ad andare a votare qualora le date dei referendum siano indette. C’è infine da sottolineare come il Forum sia stato in grado di proseguire sulla sua strada da solo (anche se i numeri dicono tutt’altro!), senza l’aiuto significativo dei partiti, che anzi in qualche caso hanno moderato o osteggiato il percorso dei movimenti.
“La sfida che il comitato promotore ha davanti è quella di portare almeno 25 milioni di italiani a votare tre “sì” la prossima primavera, quando si terrà il referendum contro la privatizzazione dei servizi idrici. Un risultato che oggi, alla luce del “risveglio democratico” a cui si è assistito nei mesi della raccolta firme, sembra assolutamente raggiungibile. Adesso chiediamo al Governo di emanare un provvedimento legislativo che disponga la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal Decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum. Chiediamo inoltre alle amministrazioni locali di non dare corso alle scadenze previste dal Decreto Ronchi. Un milione e quattrocentomila firme rappresentano una delegittimazione di qualunque scelta tesa ad applicare il Decreto, a maggior ragione per quelle amministrazioni che vogliono addirittura anticiparne le scadenze.”

 
Leggi da Effetto Terra:
Fonte: Forum Italiano dei movimenti per l’acqua
 
 
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