Amazzonia: sangue, foreste e petrolio

Sono ormai giorni che in Perù il Governo è entrato in conflitto con gli indios della Foresta amazzonica. Una rivolta, definita di stampo terroristico dal Presidente García e affogata nel sangue di oltre 150 morti, peraltro sottostimati. Il motivo della rivolta indigena? L'opposizione alla legge governativa che ha varato la cessione di circa il 70 per cento della foresta amazzonica alle maggiori compagnie petrolifere.



Venerdì 5 giugno l'agenzia dell'Onu per l'ambiente, l'Unep, lanciava un accorato appello alla protezione delle foreste come il mezzo più efficace per contrastare il cambiamento climatico  e per creare benessere nei paesi tropicali. Contemporaneamente gli elicotteri dell'esercito peruviano sparavano sugli indios amazzonici, in lotta per i propri diritti. Le comunità indigene avevano bloccato strade e fiumi e appellandosi alla Convenzione 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro sui popoli Indigeni internazionali che riconosce alle comunità tradizionali il diritto sulle terre ancestrali, gli indios si sono opposti alla nuova legge varata dal presidente peruviano García. Provvedimento che di fatto cede circa il 70 per cento della foresta amazzonica alle compagnie petrolifere tra cui l'anglo-francese Perenco, l'argentina PlusPetrol, la canadese Petrolifera, la spagnola Repsol e la brasiliana Petrobras, che si sono accaparrate già ampi tratti di foresta.
Le unità della polizia e dell'esercito mandate a rimuovere i blocchi hanno provocano decine di morti, che oggi sono stimati in almeno 150 e non sembra che il governo sia disposto a fare dei passi indietro e ha dichiarato "terroriste" le organizzazioni indigene. Enormi riserve sono state scoperte negli ultimi anni nella regione. Un "miracolo", secondo il Presidente Garcia che intende moltiplicare le iniziative per lo sfruttamento delle risorse riservate a società straniere, andando anche contro le popolazioni native. La foresta Amazzonica è purtroppo terreno di colonizzazione per ogni forma di multinazionale agguerrita, che nonostante rappresenti "il" polmone verde dell'intero emisfero, si trova contesa e più propriamente disboscata lungo tutti i suoi 7 milioni di km². Di recente Greenpeace ha lanciato un'ulteriore campagna di boicottaggio delle aziende che operano in Amazzonia, nell'area brasiliana, con la campagna "Amazzonia, che macello!", portando alla luce lo sfruttamento della foresta per far spazio agli allevamenti illegali di bovini. Tanto più che la carne e la pelle che se ne ricavano, contaminano le filiere internazionali dell'alimentare, dell'arredamento, della moda e delle scarpe. Per una terra che dovrebbe rappresentare un luogo da salvaguardare per l'umanità intera, sembra che non ci sia pace.

Fonte: Ansa, Salva le foreste, Greenpeace Italy

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