Ambiente: bonifiche innovative di terreni inquinanti con il fitorimedio assistito

Ambiente: bonifiche innovative di terreni inquinanti con il fitorimedio assistito

Il fitorimedio si sta sempre più rivelando quale metodo innovativo per la rinascita di terreni inquinati e per la riqualificazione ambientale e paesaggistica.

A testimoniarlo una ricerca condotta dall’unità Tecnologie Ambientali del Centro Ricerche per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente in collaborazione con l’Istituto per lo Studio degli Ecosistemi del CNR di Pisa per conto di Syndial, la società del gruppo Eni che si occupa di risanamento ambientale.
Tra le metodologie disponibili per la riqualificazione ambientale di terreni inquinati il fitorimedio assistito utilizzando specie vegetali arboree ed erbacee, risulta più performante e “naturale” rispetto alla bonifica tradizionale con agenti chimici. La ricerca di Syndial ha evidenziato come con l’utilizzo di piante che assorbono i metalli pesanti quali girasoli, rape, cavoli, lupino bianco, pteride a foglie lunghe, granturco, salici e pioppi, si riesca ad assorbire tra il 35 e il 40% di metalli pesanti, fino a raggiungere potenziali livelli del 100% con pochi cicli stagionali. Lo studio è stato condotto operando due tipi di ricerca, uno sulle radici di  piante coltivate che accumulano idrocarburi o metalli pesanti, l’altra su vegetali e microorganismi presenti intorno alle  radici, dove ha inizio la biodegradazione dei contaminati organici (fitorizodegradazione). Si è potuta così dimostrare l’efficacia dell’utilizzo del fitorimedio assistito, in vista della definizione di protocolli di intervento condivisi con le  autorità pubbliche preposte alla tutela ambientale e sanitaria. Una tecnologia in grado di ridurre i costi rispetto a tecniche chimico-fisiche da una parte, capace di produrre risultati soddisfacenti ed efficienza ambientale dall’altra.
L’elevato numero di siti contaminati da metalli pesanti (arsenico, mercurio, nichel e rame) e composti organici (idrocarburi alifatici e aromatici clorurati ed azotati), monitorato nella ricerca rende evidente come la maggioranza dei terreni inquinati siano aree industriali dismesse nelle periferie cittadine, ma che oggi si stanno trasformando in aree residenziali.

Fonte: www.architetturaecosostenibile.it, www.eniday.com

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