Ambiente Urbano, il premio alla città che non c'è

Pubblicato Ecosistema Urbano 2008, ricerca sulla qualità ecologica dei capoluoghi. Belluno si classifica al primo posto ma i risultati emersi sono sconsolanti


"Se proprio dovessimo individuare una città dove l'amministrazione ha cercato di fare consistenti progressi - spiegano ancora i curatori di Ecosistema urbano - allora dovremmo premiare Belnomi". Ovvero un capoluogo immaginario formato dalle zone a traffico limitato di BErgamo (più di 40 metri quadrati per abitante), dal verde di Lucca (45 mq a testa), dalla gestione dei rifiuti di NOvara (dove si ricicla quasi il 70% della spazzatura), dal trasporto pubblico di Milano e dal basso inquinamento di Isernia.

E' questa la sconsolante conclusione di Ecosistema Urbano 2008, il consueto rapporto sulla qualità ambientale delle città italiane stilato da Legambiente in collaborazione con il Sole 24 Ore e con la consulenza scientifica di Ambiente Italia.

Ma Belnomi non esiste e così bisogna accontentarsi di Belluno che si piazza prima, distanziando di diversi punti le inseguitrici Bergamo, Mantova, Livorno e Perugia "senza primeggiare in nessuno degli indicatori", ma ottenendo buoni risultati nella qualità dell'aria, nella riduzione dei rifiuti (381 kg prodotti ogni anno pro capite contro i 618 della media nazionale) e nella raccolta differenziata, che raddoppia da un anno all'altro passando dal 27 al 55%. Neppure nel capoluogo veneto sono però tutte rose e fiori e così ad abbassare la media ci sono le mancate risposte sull'efficienza della rete idrica e della capacità di depurazione e i dati deludenti sulla diffusione delle fonti rinnovabili e del teleriscaldamento.

La graduatoria finale emerge dall'incrocio di oltre 125 mila dati ricavati da informazioni e statistiche riferite a 125 parametri che vanno dall'affidabilità del sistema di trasporto urbano al numero di superficie verde per abitante, dall'efficienza del sistema idrico alla qualità dell'aria, dai chilometri di piste ciclabili alla quantità di acque reflue depurate, dalla diffusione delle energie rinnovabili alla gestione dei rifiuti e alla loro raccolta differenziata.

Così in una classifica sconsolante dove il primo posto è affidato per consolazione, l'ultimo rasenta il disastro: Ragusa, dove, solo per citare alcuni risultati, la raccolta differenziata si ferma al 3%, la rete idrica perde il 26% dell'acqua e il verde pubblico non arriva neppure a 5 mq per abitante. Poi, risalendo la classifica, troviamo Benevento, Frosinone, Oristano e Caltanissetta.

"Cercare la città italiana più sostenibile - si legge nelle note che accompagno lo studio - è davvero difficile, non c'è, non ci sono centri dove la qualità ambientale sia a livelli elevati, dove un sindaco sia riuscito a dare un'impronta di vivibilità e qualità ambientale al proprio comune". Eppure non si tratta di un'ambizione impossibile. Non servirebbe inventare Belnomi se ci fosse più impegno, lo dimostrano i risultati delle città europee e i dati di singole performance di alcune città italiane.

Dalla ricerca si evince infine come la situazione delle polveri sottili, con oltre il 50% dei capoluoghi che sfora annualmente in almeno una centralina di rilevamento la media di 40 microgrammi per metro cubo, soglia limite per la protezione della salute. Allo stesso modo sale il tasso generale di motorizzazione, mentre non si notano miglioramenti nei trasporti pubblici e nell'estensione delle piste ciclabili. Passi da lumaca poi, nell'aumento della raccolta differenziata e nella riduzione della quantità di rifiuti prodotti.

Le grandi metropoli poi rappresentano il vero incubo, Torino ad esempio scende in classifica in maniera vistosa rispetto l'anno precedente.

I punti su cui intervenire, secondo Legambiente sono tre: "Il primo è quello della mobilità: serve una vera rete di trasporto pubblico che consenta di ridurre rapidamente e drasticamente il traffico privato, una scelta imprescindibile. Le città sono anche l'ideale banco di prova per una nuova politica energetica che punti a rendere molto più efficiente l'uso di energia e a promuovere le fonti energetiche che non inquinano e non alimentano i cambiamenti climatici. Un altro fronte decisivo per la città del futuro è quello della casa: dare nuovo impulso al mercato degli affitti è una necessità sociale e ambientale inderogabile".

Fonte: il sole 24 ore



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