Andamento dell'Impronta Ecologica nel Mediterraneo

Presentato il rapporto del Global Footprint Network ''Andamento dell'Impronta Ecologica nel Mediterraneo'' (Mediterranean Ecological Footprints Trends),  a Venezia nell'ambito della conferenza internazionale "Securing the Competitiveness for the Mediterranean'' organizzata dal Global Footprint Network in collaborazione con l'Ufficio Unesco a Venezia. Nel 2008 l'umanità ha consumato risorse naturali 1,5 volte più velocemente rispetto alla capacità del pianeta di rigenerarle

 
In meno di 50 anni, la regione mediterranea ha quasi triplicato le sue richieste di servizi e risorse ecologiche aumentando il suo deficit ecologico del 230%, creando il suo “overshoot ecologico" causa di cambiamenti climatici, scarsità di acqua, il consumo e il degrado del suolo, la perdita di biodiversità, la crisi alimentare e l'impennata dei costi energetici.
La tendenza è globale e preoccupante visto che in cinquant'anni è triplicato lo sfruttamento di risorse nell'area del Mediterraneo e nel solo 2008 tre paesi da soli hanno inciso per più del 50% sull'impronta totale della regione mediterranea, ovvero Francia (21%), Italia (18%) e Spagna (14%).
È una tendenza insostenibile e le politiche di rigore economico oggi in atto dovrebbero tener conto del tremendo deficit ecologico che stiamo accumulato e che non siamo più in condizione di ripristinare.

Il direttore scientifico del Wwf Italia Gianfranco Bologna commenta il rapporto: “considerando solo quest’area geografica, la domanda per le risorse e i servizi ecologici è aumentata del 197% nei 47 anni presi in esame, tra il 1961 e il 2008, quasi triplicando il deficit ecologico (+230%). Negli ultimi quattro anni invece la differenza fra domanda e offerta a livello locale è salita del 150%”.
Come già detto l’Italia è capofila nel dato overshoot e seguono gli spagnoli, i francesi, i turchi e gli egiziani. Nello stesso periodo esaminato si registra un considerevole debito ecologico anche per l'Algeria, il Marocco, la Tunisia, la Libia e la Siria. Il Portogallo è il solo Paese ad aver diminuito efficacemente il suo passivo ecologico con una decrescita del 18% fra il 1998 e il 2008. Tuttavia, è l’Italia nell’ultimo anno ad avere il record ecologico negativo tra i Paesi mediterranei, detenendone quasi un quarto del totale, il 23%.
«Le nostre società - conclude Paolo Lombardi, direttore del Wwf Mediterraneo - devono rendersi conto che investire oggi nell'affrontare le questioni ambientali e la salvaguardia del capitale naturale nel Mediterraneo getterà i semi per le economie sostenibili del futuro. Economie sostenibili, sicurezza e dialogo culturale, infatti, non possono essere raggiunti senza un ambiente mediterraneo sano».

Fonte: green report, AdnKronos

 

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