Australia: uno stop alla pesca intensiva

Dopo una campgna di pressione nei confronti del governo australiano, l'esecutivo ha concesso superpoteri al Ministro dell’Ambiente, Tony Burke, per negare all’enorme peschereccio Abel Tasman, di calare le sue vastissime reti nel fondale marino australiano. Il Mega peschereccio è un “mostro” di 9.500 tonnellate, lungo 142 metri, con reti di 600 metri e larghe 200. 
 
La compagnia di pesca della Tasmania non potrà, per i prossimi due anni, far navigare la nave da pesca nei mari territoriali australiani finché non sarà chiaro l’impatto che potrebbe avere sul fondale marino di appartenenza. L’intento della compagnia del sud-est asiatico è di arrivare a pescare 18 mila tonnellate di pesci di piccole dimensioni., ma nella “calata” potrebbero restare imprigionati delfini e altri organismi, necessari alla conservazione dell’habitat marino.
Il Ministro dell’Ambiente – che in precedenza poteva solo vigilare per ridurre i rischi di pesca trasversali di piccoli cetacei, foche o leoni marini – ha ricevuto il pieno sostegno dal suo Governo ottenendo pieni poteri di intervento.
Greenpeace ammira l’intervento del Governo di Camberra, il grido di protesta dei cittadini e degli ambientalisti, che uniti nello sdegno comune hanno ottenuto un risultato concreto mettendo ora in discussione i sistemi di pesca insostenibili per la fauna e la flora marina.
La decisione governativa registra il lamento sia della Federpesca australiana (Cfa), che della compagnia di pesca Seafish Tasmania che ha seguito del Decreto emanato lascia senza lavoro 45 persone. Addirittura, anche i cittadini residenti in Tasmania esultano per la decisione adottata dal Governo australiano perché non condividono i sistemi di pesca invasivi che potrebbero far morire delfini, foche e leoni marini.

Fonte: Ansa, Corriere della Sera

 
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