Bruco mangia plastica

Il progresso scientifico è figlio di metodo e applicazione, ma a volte le più grandi scoperte avvengono grazie ad una serie di eventi casuali. È proprio quello che è accaduto ad una ricercatrice italiana in biologia molecolare, Federica Bertocchini, che si è trovata davanti ad una di quelle scoperte che può realmente cambiare il mondo, ossia un semplice e innocuo bruco vorace di plastica. 
 
Come racconta la stessa Bertocchini: "Io in realtà mi occupo di biologia dello sviluppo: studio gli embrioni. La scoperta del bruco mangia-plastica è avvenuta per caso. Ho l'hobby dell'apicoltura, e l'abitudine - in inverno - di tenere gli alveari vuoti in casa. Nel tirarli fuori per la primavera, l'anno scorso mi sono accorta che erano pieni di questi bachi. Così li ho ripuliti, raccogliendo i bachi in una borsa di plastica. Qualche ora dopo era già piena di buchi e le larve libere".
Studiando il caso insieme a dei biochimici dell'Università di Cambridge si è capito che il bruco è la larva della “Galleria mellonella”, detta tarma della cera per la sua propensione a cibarsi dei favi.
La cera è un ricco complesso di molecole diverse, che però contiene un legame analogo a quello che sostiene la struttura molecolare del polietilene: una catena di atomi di carbonio che si ripete spiega la biologa, quindi, come spiega la biologa “dal punto di vista evolutivo, ha senso che il baco riesca a nutrirsi di plastica" e inoltre si è scoperto che la degradazione della plastica non avviene solo per la semplice azione masticatoria - e quindi meccanica - del baco, ma proprio per un processo chimico che innesca la rottura del legame chimico del polietilene per convertirlo in glicole etilenico, un composto organico usato nella produzione di polietilene che si biodegrada in poche settimane.
Già nel 2016 venne scoperto un simile batterio capace di degradare un polimero, il polietilene tereftalato (PET) grazie a due enzimi, ma la voracità è molto diversa visto che l'Ideonella (questo è il nome dell’altro “bruco”) distrugge 0,13 milligrammi di PET per centimetro quadro al giorno, mentre quello ora oggetto di studio una quantità quasi doppia di PE ogni ora.
Lo smaltimento dei rifiuti è un grande problema, uno studio del 2015 ha stimato che circa 275 milioni di tonnellate di plastica sono state prodotte nel 2010, otto di questi sono nei nostri oceani e ogni anno vengono usate un trilione di borse di polietilene (PE) intasando le discariche con oggetti che impiegano oltre 450 anni per decomporsi, ma forse, grazie a questo innocuo bruco la situazione potrebbe radicalmente cambiare.
 
Fonte:cbc.ca
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