La ricerca non conosce confini. Dopo l'eolico e il solare, l'ultima frontiera in fatto di rinnovabili è l'energia idrodinamica, capace di trasformare onde e correnti in elettricità. Un progetto ancora alle prime battute, ma che in Portogallo, Corea del Sud e Stati Uniti sta fornendo ottimi risultati, tali da suscitare l'interesse statale e del mercato.
Già nella Francia di Napoleone si pensava che il potere provenisse dal mare, non tanto per l'importanza delle flotte navali, ma per l'idea avuta da un inventore, Monsieur Girard, rimasto pressoché un anonimo della Storia. Nel 1799 egli ottenne un brevetto per una macchina, disegnata insieme a suo figlio, in grado di catturare l'energia degli oceani. Una forza, egli pensava, capace di muovere macchine idrauliche, segherie e oggetti del genere. La Rivoluzione industriale scelse però il carbone, e per due secoli il combustibile fossile è stato il motore del mondo.
Ma l'idea di Girard, oggi, sta per giocare una partita importante, per il futuro del pianeta. Da qualche mese, al largo del Portogallo, tre cilindri articolati, lunghi 142 metri, larghi 3,5 e del peso di 700 tonnellate l'uno, trasformano l'energia cinetica dell'Atlantico in elettricità. Si tratta d “Pelamis” (dal latino “serpente di mare”), un progetto realizzato dalla scozzese Ocean Power Delivery capace, grazie a delle turbine, di generare nel complesso circa 21 megawatt di energia elettrica. Abbastanza per soddisfare la richiesta di 15 mila abitazioni.
L'impianto nasce da una ricerca ventennale promossa dall'istituto superiore di tecnologia di Lisbona, finanziato negli step iniziali con quasi 8,2 milioni di euro da un consorzio, dietro al quale c'è lo zampino di Enel. Certo, in un mondo dove una singola centrale nucleare, oppure a carbone, può creare un migliaio di Mw d'elettricità il risultato può sembrare modesto. Ma dalla foce dell'East River alle coste sudcoreane, altri progetti sono in fase di studio. Come il solare e l'eolico, anche l'energia idrodinamica è gratuita e “pulita”. Ma in più ha il vantaggio di avere degli andamenti di gran lunga più prevedibili. Nell'oceano le onde si formano a miglia e miglia di distanza dalla costa, con molti giorni d'anticipo, e le maree dipendono dal ciclo lunare. Una predittività che rende molto più semplice l'incontro dell'offerta con la domanda d'energia.
In America il tentativo è di sfruttare le correnti agli estuari dei fiumi per muovere delle turbine poste sul letto dei corsi d'acqua. Il progetto pilota è curato dalla Virginia's Verdant Power alle foci dell'East River, New York, che ha installato una batteria di eliche (quasi 5 metri di diametro) del tutto simili alle pale eoliche. La velocità delle turbine è pari a 32 rivoluzioni al minuto e, una volta concluso, l'intero impianto potrà originare energia per 10 mila abitazioni.
Anche in Corea del Sud si stanno studiando soluzioni simili, mentre lungo il corso del Mississippi un'altra azienda americana ha dato il via alla sperimentazione. I benefici, del resto, sono evidenti: nessuna emissione di CO2, niente fuoriuscite d'olio o scorie nucleari e, per i più esigenti, impatti paesaggistici pari a zero. Per ora, però, i principali ostacoli sembrano i costi, sostenibili solo grazie ad investimenti statali. E, di contro, grazie alla lungimiranza delle amministrazioni.
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