Cina – Dongtan la prima eco città al mondo

Non lontano da Shanghai, su un’isola al largo della metropoli, sono iniziati i lavori di costruzione della città eco-compatibile di Dongtan. Un progetto avveniristico voluto per sperimentare una crescita urbana sostenibile e diventare modello replicabile per altre megalopoli cinesi.

I numerosi disastri ambientali provocati da uno sviluppo economico poco attento all’utilizzo delle risorse e allo  sfruttamento delle materie prime, basato su di un approvvigionamento energetico dipendente quasi esclusivamente da combustibili fossili, sembrano indirizzare ultimamente la potenza asiatica verso politiche ambientali all’avanguardia. La fortissima crescita economica ha fatto conoscere ai cinesi il sapore amaro dell'inquinamento e gli alti costi dell'energia. Un’energia dipendente per il 70% dal carbone, non poteva prima  o poi rivelare tutte le problematiche legate al proprio utilizzo, dall’aumento dell’inquinamento ai conseguenti problemi sulla salute pubblica. Nel 2006 il paese ha consumato 2.4 miliardi di tonnellate di carbone, più di Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone messi insieme. Per questo il governo centrale e forse anche per dare una parziale risposta alle pressioni della comunità internazionale sulle politiche ambientali adottate sinora, in vista delle Olimpiadi di Pechino e dell’Esposizione Universale del 2010 a Shanghai, ha dato l’ok al progetto. Realizzata con investimenti cinesi e con un partner britannico, per quanto riguarda il piano di sviluppo, la città ad emissioni zero sorgerà nella parte meridionale dell’isola di Chongming, sviluppandosi su 630 ettari di terreno per lo più agricolo. Le previsioni stimano abitazioni per 50.000 persone pronte entro il 2010, che saranno portate a soddisfare i bisogni di 500.000 abitanti entro il 2040. L’approvvigionamento energetico sarà integralmente assicurato da eolico e solare prodotti direttamente sull’isola, grazie ad edifici tutti energeticamente autosufficienti, dotati di tetti fotovoltaici e turbine eoliche. Dontang non avrà mezzi di trasporto a petrolio; macchine, tram e barche useranno energia elettrica o celle ad idrogeno, riducendo tra l’altro anche l’inquinamento sonoro. La rete di trasporti pubblici e’ stata dimensionata per assicurare spostamenti a piedi al massimo di dieci minuti, in ogni punto della città, in modo da limitare al minimo il bisogno di trasporto privato. Anche l’economia sarà attenta allo sviluppo sostenibile, concentrandosi su agricoltura biologica, prevedendo piani di rimboschimento cittadino e compostaggio di quartiere ad ogni angolo, mentre le industrie ad alta tecnologia e le strutture per il turismo e l'intrattenimento verranno costruite seguendo le più recenti direttive in tema di efficienza energetica.
Anche se un quesito rimane, perché urbanizzare un'area costituita in gran parte da riserve naturali? Le risposte possono tutte, come sempre, essere spiegate con la voglia di sviluppo, sostenibile o meno. Ricordiamoci che Shanghai sarà sede dell’Expo, quindi quale vetrina promozionale migliore e prestigiosa per sviluppare l'esperimento anche altrove su larga scala? Oppure generare ipotesi e timori, che vedono nell'ingente investimento solo un’abile mossa per continuare sulla strada dello sviluppo seguita sinora dalla metropoli cinese, offrendo al mondo un lato eco a giustificazione. Insomma i dubbi rimangono, ma almeno qualcosa si sta muovendo.

Fonte: Comunicato stampa ARUP, www.agendaliberale.it/, Sostenibile Blogsfere


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