Clima: anche le meduse contribuiscono a migliorarlo

Una ricerca condotta dall’Università canadese di Victoria, avanza l’ipotesi che le meduse con il loro continuo peregrinare alla ricerca di cibo tra fondali e superficie oceaniche e marine, aiutino, non poco, il rimescolamento delle acque salate terrestri, contribuendo a garantire la circolazione oceanica, elemento dal grande impatto sul clima terrestre.

Stiamo lentamente abituandoci all’idea che ogni comportamento, individuale, collettivo o decisionale politico, possa avere conseguenze sui mutamenti climatici in corso e conseguentemente imparando ad adottare comportamenti consapevoli in merito, ma forse diamo ancora poca importanza e attenzione a tutte le creature che quotidianamente condividono con noi le giornate sul pianeta Terra. Miliardi di essere viventi che in altrettanti anni di evoluzione si sono adattati ed hanno contribuito a modellare e modificare lo stesso clima.
Saranno echi dei banchi di scuola o cronache recenti, ma tutti abbiamo ad esempio imparato che le foreste sono i polmoni di Madre Terra ed un continuo disboscamento può essere nocivo per la salute nostra e del pianeta, oppure che l’aumento della popolazione mondiale impone drastici mutamenti a livello degli eco-sistemi, non sempre positivi (povertà, malattie, guerre, utilizzo indiscriminato delle risorse). Lo stesso vale per la fauna di ogni angolo del globo, quante specie estinte o ritenute inutili, si sono rivelate assai importanti per l’ambiente, come mai si immaginerebbe?. Ebbene questo a volte vale anche per alcune delle specie più insospettabili è il caso delle meduse. La celebre rivista statunitense Nature ha da poco pubblicato uno studio dell'Università canadese di Victoria, in cui si spiega che creature marine come le meduse e il krill (che comprende piccoli invertebrati) hanno un ruolo fondamentale nel mescolare le acque, proprio come fanno correnti e maree. Già nel 1999, un dossier pubblicato dal CNR sulla propria rivista “Ricerca & Futuro”, n° 13, a cura di Roberto Azzolini e dal titolo “La ricerca polare del CNR”, accennava alla questione. Infatti è possibile leggere come la maggior parte dei modelli che mettono in relazione atmosfera ed oceano confermano l'importanza dei cicli biogeochimici e della circolazione oceanica sul controllo della concentrazione di anidride carbonica (CO2) contenuta in atmosfera, la quale, come è noto, influenza il clima planetario. L'anidride carbonica viene ceduta dall'atmosfera alle acque superficiali oceaniche. Qui il carbonio viene assimilato dagli organismi marini attraverso la fotosintesi (fitoplancton) e la nutrizione, e successivamente assimilato dagli organismi marini attraverso la fotosintesi di sedimentazione della materia organica. Questo meccanismo, conosciuto come "pompa biologica" è quindi responsabile dell'assorbimento della CO2 contenuta nell'atmosfera. L'anidride carbonica, una volta assorbita e trasportata sul fondo degli oceani può rimanere fuori dell'atmosfera per oltre 500 anni. Parallelamente alla "pompa biologica", agisce la "pompa di solubilità", il fatto cioè che parte della anidride carbonica dell'atmosfera si solubilizza nelle acque oceaniche in modo tanto maggiore quanto minore è la temperatura di queste. Senza questi meccanismi, il contenuto di CO2 in atmosfera sarebbe ora assai superiore, contribuendo alla già grave tendenza al riscaldamento del pianeta. I ricercatori hanno testato la teoria sulla turbolenza e il mescolamento di fluidi, studiando il nuoto delle meduse, facendo calcoli basati su forma e dimensioni di questi animali. Così i movimenti di banchi di meduse sono in grado di pompare acqua, avendo lo stesso effetto di una marea o del vento per la circolazione oceanica. "Mentre nuotano, le meduse spingono via l'acqua e creano un'area di pressione maggiore di fronte a loro - spiega Kakani Katija, uno degli autori della ricerca - mentre l'area dietro di loro diventa di bassa pressione. In questo modo l'acqua scorre velocemente dietro l'animale per riempire la zona di bassa pressione, con il risultato che c'è uno scambio costante".

Fonte: Repubblica, CNR

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