Clima: cronaca di un cataclisma annunciato

Quotidianamente i media raccontano una situazione ambientale preoccupante, non c'è spazio dell'informazione che non contenga notizie inerenti i mutamenti climatici. Ormai pare chiaro che le previsioni meno ottimistiche, non sono una questione esclusivamente ideologica, ma una vera e propria emergenza da affrontare.

Eppure, nel concreto poco si fa e molto resta da fare. Volendo raccogliere e organizzare sistematicamente i dati, le veline, i dossier, i servizi o le trasmissioni degli ultimi anni, si può dare corpo ad un contemporaneo libro dell'Apocalisse.
Recentemente un ulteriore capitolo è stato presentato a Bruxelles il 6 aprile. Parliamo della la seconda parte del rapporto sul clima (la prima risale a metà Marzo), stilato dagli esperti dell'Intergovernmental Panel on Climate  Change , agenzia che fa capo alle Nazioni Unite. Secondo lo studio, ogni angolo della terra, entro il 2080 subirà le conseguenze dell'effetto serra. I primi ad affrontare questa sciagura saranno i paesi situati nei continenti più poveri e più caldi. Africa, Asia e America Latina continueranno l'endemica battaglia contro carestie, siccità e mancanza d'acqua, a causa dell'inaridimento di circa 80 milioni di ettari di terreno. Tra gli effetti della desertificazione e dello scioglimento delle calotte polari, preoccupanti risultano le previsioni in merito all'innalzamento del livello del mare, possibile causa della scomparsa di intere regioni, dei ghiacciai medio-piccoli del Tibet e delle barriere coralline. Queste analisi, hanno la forza di modificare lo status quo delle politiche ambientali? Forse no se il tutto viene subordinato ad un progresso senza regole. Però stavolta non sono esclusivamente i paesi del "terzo mondo" a pagarne le conseguenze. Il clima si modifica anche nei paesi sviluppati, non fa distinzioni, circa il 70% dei ghiacciai è a pericolo di dissolvimento, mentre in Nord America l'aumento degli incendi si valuta per il 2080 superiore del 30% rispetto all'attuale, se non si interviene. Per quanto riguarda il problema fame e sete dell'umanità, i  prossimi 70 anni in prospettiva, ipotizzano un aumento delle persone coinvolte, con numeri drammatici tra i 200 e i 600 milioni e tra 1,1 e 3,2 miliardi. Gli stessi ecosistemi, sostegno dell'uomo, con l'innalzamento della temperatura di 2,5 gradi, vedono a rischio d'estinzione il 25% delle specie animali e vegetali. Questo quadro da catastrofe annunciata si conclude con un esame dell'impatto sulla salute tutt'altro che allegro, "un aumento della malnutrizione, di malattie infettive e respiratorie, nonché della mortalità, ... e la moltiplicazione delle malattie cardio-respiratorie".
Un capitolo che è costato 6 anni di studi da parte di oltre 2000 scienziati e 1400 pagine, che lancia un grido d'allarme. La terza parte del rapporto sul clima sarà presentata il 4 maggio a Bangkok, dove saranno illustrati i possibili piani per contrastare questo fenomeno, sperando che non sia troppo tardi!


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