Cop21: quanto ne sanno gli italiani

Legambiente ha presentato i risultati di un sondaggio, da essa commissionato ed effettuato da Lorien Consulting, che aveva come fine la valutazione del grado di conoscenza degli italiani rispetto alla prossima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà a dicembre a Parigi.
 
Ebbene tra le oltre mille persone intervistate (un campione rappresentativo per sesso, età e area geografica) solo il 29% sapeva cosa fosse la Cop21. Nonostante ciò, il 72% degli intervistati pensa che l’appuntamento possa incidere positivamente sulle azioni dei Paesi e il 70% ne stima positivamente l’eventuale impatto sui comportamenti dei cittadini.
E’ sicuramente un paradosso che anche chi  non è a conoscenza dell’evento  lo valuti positivamente, ma ci fa riflettere sul livello della comunicazione ambientale verso il grande pubblico.
Parlando della Cop 21 il Presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza dice: “andrà trovato e ratificato un accordo internazionale in grado di fermare la crescita delle emissioni di CO2, che sono la causa principale dell’innalzamento delle temperature, ma bisognerà anche garantire misure straordinarie per aiutare le popolazioni colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici e individuare strategie efficaci di adattamento per aumentare la capacità dei territori. I risultati dipendono dalle decisioni che prenderanno i nostri governanti e ci auguriamo che l’Europa sappia assumere un ruolo di traino. Parigi deve essere il luogo dove mettere finalmente in campo la volontà politica di un cambio di rotta e di accelerare la transizione energetica globale verso le rinnovabili”.
Secondo gli scienziati, le temperature globali rischiano di aumentare dai 2 ai 4 gradi centigradi entro la fine del secolo, con conseguenze drammatiche sulla vita delle persone, delle specie e degli ecosistemi. Qualora non si riuscisse a mantenere l’innalzamento della temperatura entro i 2 gradi – ammonisce da tempo l’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change), il gruppo intergovernativo che dal 1988 studia il riscaldamento globale – i rischi sarebbero altissimi. Perché le ripercussioni sulla temperatura degli oceani e il livello dei mari, il ciclo dell’acqua, la desertificazione e l’aumento dei fenomeni meteorologici estremi sarebbero a quel punto irreversibili. È dalla Cop 21 – sottolineano da Legambiente – che dipende, in modo decisivo, la “gestione” di tutto questo.
 
Fonte: greenreport.it
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