COP 16 gli accordi di Cancun - la speranza è l’ultima a morire

Si è conclusa sabato la 16° Conferenza ONU sul Clima a Cancun in Messico. Il testo finale sembra porre una base teorica per combattere i cambiamenti climatici, grazie ad un accordo (Istituzione di un Fondo per il Clima e decisioni riguardanti le emissioni derivanti dalla deforestazione REDD+), da cui partire nella prossima Conferenza di Durban, che dovrà garantire un accordo con leggi e norme vincolanti per il dopo Kyoto.

La voce fuori dal coro è quella della Bolivia, dei 194 paesi partecipanti l’unico a non firmare il documento finale, in quanto ritenuto troppo debole ed insufficiente a combattere in maniera efficace i cambiamenti climatici previsti. "E' un attentato", ha detto il capo delegazione, Pablo Solon, parlando del testo adottato. "Non contiene misure idonee a tenere il riscaldamento sotto i 2 gradi", come raccomandato dal Gruppo intergovernativo di esperti sul riscaldamento globale (Ipcc).
Il pacchetto condiviso contiene in particolare due testi che non contengono vincoli per i Paesi e che sono legati tra loro: uno per gli obiettivi a lungo termine, ed uno inerente il Protocollo di Kyoto. In quest’ultimo si riconosce la necessità di ridurre le emissioni di gas a effetto serra dal 25 al 40% entro il 2020. Sul fronte del testo generale, invece, l'intesa raggiunta prevede la nascita di un Fondo per il Clima da 100 miliardi di dollari l'anno, per aiutare le nazioni in via di sviluppo ad adattarsi ai cambiamenti climatici (ad esempio costruendo dighe contro l'innalzamento dei mari) e  che dovrebbe erogare quei miliardi di dollari necessari ai Paesi in via di sviluppo e per fermare la deforestazione. Fondo che verrà gestito attraverso un comitato di 40 membri, 15 dei Paesi industrializzati e 25 dei Paesi in via di sviluppo, anche se purtroppo non è stato definito il modo con cui fornire quelle risorse ed è stata lasciata aperta la questione degli impegni dei singoli paesi.
Secondo il WWF “I governi hanno sostenuto la creazione di un nuovo “fondo verde” globale, ma ora hanno bisogno di identificare fonti di finanziamento innovative, come un sistema di prelievi imposti al settore internazionale dei trasporti aerei e marittimi, attualmente non regolamentato, che sarebbe rivolto all’8% delle emissioni globali e simultaneamente sarebbe in grado di garantire miliardi di dollari di finanziamenti di lungo termine.”
Per Greenpeace, pur rimanendo abbastanza positivo il giudizio sulla conferenza che indica un percorso fragile e difficile ma ancora possibile, come riportano i commenti sul sito dell’associazione si poteva fare di più “Gli Usa sono arrivati con uno scarso impegno e cercando di annacquare gli accordi. Russia e Giappone hanno fatto dichiarazioni contrarie alla prosecuzione del Protocollo di Kyoto. C’è ancora un sacco di strada da fare: da qui a Durban bisognerà raddoppiare gli sforzi per riuscire a concludere un accordo in linea con gli obiettivi di salvaguardia del clima globale”. Sulla stessa  lunghezza d’onda in Italia Legambiente  “Ora bisognerà definire i passi successivi per arrivare alla Cop17 pronti per definire gli impegni dei singoli Paesi e dare risposte positive alle questioni ancora aperte … la conferenza non ha definito e chiarito né la forma giuridica, né un calendario per arrivare al prossimo accordo”.

Insomma il cammino è ancora lungo, e forse è troppo presto per essere ottimisti, ma in vista di Durban è legittimo sperare.

Approfondimento

Fonte: Ansa, WWF, Greenpeace, BeEcologista.it, Il Sole24Ore

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