COP 19: Un disastro

Le Ong e i movimenti sociali hanno abbandonato i lavori di Varsavia con un giorno in anticipo. La Conferenza Onu di Varsavia sul clima si è conclusa con un fallimento totale. Le sei più importanti organizzazioni non governative, tra cui Greenpeace e Wwf, hanno abbandonato i lavori con un giorno di anticipo.
 
I sei gruppi avevano presentato alla Conferenza una serie di richieste, tra cui quella che venissero impostati gli obiettivi sul clima per il 2020 con tagli alle emissioni maggiori e non minori rispetto al passato.
“Le organizzazioni e i movimenti che rappresentano persone da ogni angolo della Terra hanno deciso che il modo migliore di impiegare il proprio tempo è di ritirarsi volontariamente dai negoziati. Quello che doveva essere un passo importante nella giusta transizione verso un futuro sostenibile si avvia a non produrre alcun risultato”: si legge nel comunicato stampa delle ONG presenti al summit.
La Conferenza di Varsavia, apertasi l’11 novembre avrebbe dovuto aprire la strada a un accordo globale sulla riduzione delle emissioni di gas serra da firmare nel 2015 a Parigi, è stata sostanzialmente ostaggio dei veti incrociati tra Paesi ricchi e poveri. La commissaria europea al clima Connie Hedegaard ha dichiarato: “C‘è ancora un gruppo di governi che la pensa diversamente da quelli che voglio ridurre il tasso di co2, che cerca di proteggersi. È chiaro che l’Unione europea questo non può accettarlo, ma penso che non siamo i soli, perché è evidente che soltanto se tutti faremo del nostro meglio, dopo il 2020 avremo i risultati di cui abbiamo bisogno.
Qui a Varsavia si è vissuto l’incubo di una Conferenza che il paese ospitante voleva virare verso il rilancio dell’uso del carbone, il combustibile fossile a maggior tasso di emissione di CO2; per arrivare addirittura all’esautoramento del Ministro dell’Ambiente (mantenendolo come presidente della COP). Il punto fondamentale di disaccordo è soltanto uno: i soldi. I Paesi in via di sviluppo chiedono a quelli occidentali di onorare un impegno preso nel 2009, ossia la raccolta di 100 miliardi di dollari (74 miliardi di euro) entro il 2020, molto più dei 10 miliardi di dollari raccolti tra il 2010 e il 2012. Altra richiesta è quella dell’introduzione di un nuovo meccanismo che li aiuti a gestire le perdite e i danni legati al cambiamento climatico. Le nazioni più agiate temono di rimanere però incastrate in richieste continue di indennizzi.
Kumi Naidoo, il direttore esecutivo di Greenpeace International, ha detto: “Il governo polacco ha fatto del suo meglio per trasformare questo negoziato in una vetrina per l’industria del carbone. Assieme al cedimento di Giappone, Australia e Canada, e all’assenza di leadership dagli altri Paesi, i governi convenuti a questa Conferenza hanno preso a schiaffi coloro che stanno soffrendo per le pericolose conseguenze del cambiamento climatico. In particolare, l’Unione Europea è ostaggio del governo della Polonia e dei suoi amici dell’industria del carbone; da questa morsa deve svincolarsi per tornare a guidare l’agenda sul clima se a Parigi, nel 2015, vogliamo che si dia vita a un accordo significativo. (..) Noi non ci arrenderemo, perché i cittadini del Pianeta hanno un bisogno disperato di un trattato globale sul cambiamento climatico. Ma un nuovo trattato deve essere efficace. Varsavia, semplicemente, non è stata utile abbastanza. Come società civile torneremo il prossimo anno con un peso ancora maggiore, con più determinazione e più ambizione. Ci aspettiamo che i governi facciano lo stesso”.
Uscendo dalla Conferenza sul clima di Varsavia, è chiaro che senza una forte pressione da parte delle ong e della società civile i nostri governi non faranno ciò di cui il mondo ha bisogno.
Torneremo, sostenuti dalla voce dei popoli, a Lima nel 2014 per indirizzare i governi più responsabili verso un futuro sostenibile e giusto”: annunciano le ONG. Le organizzazioni che hanno abbandonato i tavoli e firmato la lettera ufficiale sono: Aksyon Klima Pilipinas ActionAid, Bolivian Platform on Climate Change, Construyendo Puentes, Friends of the Earth Europe, Greenpeace, Ibon International, International Trade Union Confederation, Ldc Watch, Oxfam International, Pan African Climate Justice Alliance, Peoples’ Movement on Climate Change Philippines e WWF.
 
Fonte: WWF
 
 

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