Durban: nella notte un accordo tiepido

La diciasettesima Conferenza ONU sul Clima (COP 17), termina con l'approvazione di una road map, più che con un nuovo accordo sul clima, lasciando dietro di sè una lunga scia di chiari e scuri. Dilatazione dei  tempi, da una parte, si continuerà a lavorare per trovare un accordo globale salva clima entro il 2015, che entrerà in vigore nel 2020, estensione del Protocollo di Kyoto e stanziamento del Fondo verde, dall'altra parte, entro il 2020.
 
Da quanto è emerso dal summit sidafricano di Durban Molte domande e paure rimangono insolute, e tra contenti e delusi, emergono due fronti opposti molto distanti tra loro. Se si è arrivati alla definizione del Fondo verde per gli stati più poveri, 100 miliardi di dollari all'anno entro il 2020, da quali fonti questi soldi arriveranno rimane un punto interrogativo. Così come senza piani precisi rimane l'aumento dei livelli di riduzione di CO2 non essendo stati innalzati gli obiettivi di riduzione delle emissioni contenuti nei documenti di Copenaghen nel 2009 e di Cancun nel 2010. Pure la sbandierata estensione del Protocollo di Kyoto, al momento rimane sulla carta ed andrà verificata, essendo stato previsto di trovare un'intesa per un nuovo trattato globale entro il 2015, rendendolo operativo dall 2020. Intanto nell'interregno, impegni precisi sono stati assunti dal 2013 e almeno fino al 2017, solo dall'Ue e da una parte di paesi industrializzati ed emergenti, come Cina, Sudafrica, Messico e Brasile, essendosi dichiarati contrari all'estensione del Protocollo do Kyoto Canada, Giappone e Russia. Secondo Corrado Clini, Ministro dell'Ambiente italiano "Siamo usciti dal cono d'ombrà di Copenaghen. L'accordo supera i limiti del Protocollo di Kyoto e ha una dimensione globale offrendo all'Europa, e soprattutto all'Italia, la possibilità di costituire la piattaforma per lo sviluppo con le grandi economie emergenti, Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica ... Quello che e' cambiato radicalmente è la geografia dei rapporti di forza rispetto a 20 anni fa. I più grandi investitori in tecnologie a basso contenuto di carbonio sono i Paesi emergenti, con la Cina in testa. Ci sono  invece ritardi dagli Usa e dal Canada, anzi battute d'arresto''.
Ci sono voluti i "tempi supplementari", durati oltre un giorno rispetto alla data di chiusura prevista, per trovare una linea più o meno comune sul documento finale prima che dalla segretaria esecutiva dell'Unfccc, Christiana Figueres, dichiarasse a termine della Cp 17 "Saluto i Paesi che hanno fatto questo accordo. Hanno tutti messo da parte alcuni obiettivi loro cari per soddisfare uno scopo comune, una soluzione a lungo termine al cambiamento climatico". Linea sostenuta con gran forza dall'UE, che facendo modificare le parole "esito legale", formula che avrebbe permesso ai Paesi di sottrarsi agli impegni, con "Un risultato concordato con forza legale" nel documento, ha perlomeno permesso di avviare una nuova road map. Tabella di marcia che prevede per trovare l'accordo globale salva - clima,  nuove disposizioni per rendere più trasparente le azioni intraprese dai paesi in via di sviluppo e da il via bera a meccanismi per la protezione delle foreste, il trasferimento di tecnologie, e le misure sull'adattamento, oltre a includere novità nello stoccaggio della CO2.  “La strategia dell’Unione europea ha funzionato – ha commentato il Commissario europeo Connie Hedegaard.  – Quando numerose parti in causa hanno detto dopo (il vertice precedente di) Cancun che Durban avrebbe dovuto soltanto applicare le decisioni prese a Copenaghen e Cancun, l’Ue aveva espresso il desiderio di una maggiore ambizione. Ed è quello che ha ottenuto. Kyoto divideva il mondo in due categorie, ora avremo un sistema che riflette la realtà di un mondo interdipendente”. Posizione attendista e non entusiasta, anzi, quella degli U.S.A. che per bocca del proprio inviato, Todd Stern, hanno evidenziato come  "Questo è un pacchetto molto significativo. A nessuno di noi piace tutto quel che contiene. Credetemi, ce n'è in abbondanza perché gli Stati Uniti non siano entusiasti... Alla fine, è finita abbastanza bene. E' il pezzo mancante che cercavamo in corrispondenza con il Protocollo di Kyoto. Abbiamo ottenuto il tipo di simmetria che ci era stata indicata sin dall'inizio dell'amministrazione Obama".
Sul fronte degli scontenti il capo-delegazione dell'Africa Group Tosi Mpanu-Mpanu è "E' una via di mezzo, ci incontriamo a metà strada. Naturalmente non siamo completamente soddisfatti del risultato, manca di equilibrio, ma crediamo che stiamo iniziando ad andare nella giusta direzione". Così come ambientalisti e paesi insulari, i più minacciati da global warming e mutamenti climatici. Per Mariagrazia Midulla, responsabile Policy Clima ed Energia del WWF Italia “I Governi hanno fatto il minimo indispensabile per portare avanti i negoziati, ma il loro compito è proteggere la loro gente. Oggi è chiaro che i mandati di pochi leader politici hanno avuto un peso maggiore delle preoccupazioni di milioni di persone, mettendo a rischio le persone e il mondo naturale da cui le nostre vite dipendono. ‘Catastrofe’ è una parola dura, ma non è abbastanza dura per descrivere un futuro con 4 gradi di aumento della temperatura globale.” Ancora più duro il giudizio di Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International “I governi uscenti dai colloqui delle Nazioni Unite dovrebbero vergognarsi. Ci chiediamo come saranno in grado, una volta a casa, di guardare negli occhi i propri figli e nipoti. Ci hanno deluso e il loro fallimento si calcolerà nella vita dei più poveri, dei più vulnerabili e meno responsabili della crisi climatica globale".
 
Approfondimenti

Fonte: ANSA, Repubblica, Green Report, Rinnovabiii.it
 
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