Ecosistema incendi 2010

L’indagine di Legambiente e della Protezione Civile fotografa attraverso una raccolta di dati, l’attuazione della legge 353/2000 e le azioni delle amministrazioni comunali per arginare la piaga degli incendi boschivi.  Roghi in calo grazie alla prevenzione e ai controlli ma è sempre allarme rosso per il Sud Italia e le isole.

L’analisi dei dati si è basata su 898 comuni, tra i 2.057 colpiti da incendi pari superiori all’ettaro di estensione nel biennio 2008-2009, che hanno risposto ad un questionario molto dettagliato inviato loro da Legambiente. Il dossier è dato dall’analisi di chi amministra il territorio ed è una sommatoria delle politiche messe in atto dalle amministrazioni comunali italiane per contrastare il fenomeno degli incendi. Con il monitoraggio e la pubblicazione dell’indagine, le due organizzazioni redattrici intendono sollecitare le amministrazioni comunali ancora inadempienti e valorizzare il buon lavoro svolto da molte altre al fine di rendere possibile una progressiva azione di contrasto a questo fenomeno dalle diverse cause.
Il dato complessivo è quindi in calo, ma la superficie totale percorsa dalle fiamme è aumentata passando dai 65.393 ettari del 2008 agli attuali 73.360, con  alcune situazioni di vera e propria emergenza come quella della provincia di Sassari che tra luglio e agosto 2009 ha visto andare in fumo oltre 17mila ettari di territorio. L’emergenza incendi nel 2009 ha coinvolto il 16% dei comuni italiani, a fronte del 19% registrato nell’anno precedente, con alcune eccellenze come l’Umbria, che ha un importante patrimonio forestale, è riuscita a diminuire del 70% i municipi interessati dagli incendi nell’ultimo biennio; la Basilicata li ha dimezzati e in Puglia i comuni colpiti sono diminuiti di un terzo.
Dati confortanti che spingono le due organizzazioni a proseguire il lavoro di monitoraggio e pressione sui comuni italiani, tenendo conto del fatto che esiste un catasto delle aree soggette a incendi che è composto dall’ 86% dei comuni, ma aggiornato solo dal 56. Eppure questo strumento, istituito nel 2007 dalla Protezione Civile e dai Comuni, risulta fondamentale per battere gli incendi perché permette di vincolare per decine di  anni le aree bruciate proteggendole da chi usa le fiamme per ottenere terre da edificare, adibire ad aree di pascolo o fare affari con l’indotto del rimboschimento.
Il 37% dei comuni realizza campagne informative nelle scuole, il 42% organizza reti per l’avvistamento e il presidio delle aree boschive,  e svolge una regolare pulizia dei terreni  e le attività untilia  evitare l’innesco di piccoli focolai. Positiva anche la situazione delle politiche messe in atto dal 59% dei comuni per supportare con accordi e convenzioni il volontariato di protezione civile specializzato nell’antincendio, la cui opera si dimostra anno dopo anno più determinante nella lotta agli incendi boschivi.
A dieci anni dalla Legge Quadro 353/2000, il 70% delle amministrazioni comunali svolge complessivamente un lavoro positivo di mitigazione del rischio incendi boschivi, dimostrando una crescente sensibilità e attenzione verso la tutela di questo immenso patrimonio collettivo, che però non nasconde  quel 30% di comuni che svolgono ancora un lavoro complessivamente negativo, di cui il 6% risulta gravemente inadempiente, contando che sono quasi tutte  amministrazioni che hanno subito incendi di una certa rilevanza nell’ultimo biennio.
Sono 20 i comuni che ottengono quest’anno le bandiere “Bosco Sicuro” per la piena applicazione della legge quadro 353/2000, distribuite tra Campania, Puglia, Sicilia, Emilia Romagna,Toscana e Veneto con Nardò (Le) che riceve il riconoscimento per il secondo anno consecutivo.

 
 
Fonte: Legambiente
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