Effetto serra, un problema non per soli ambientalisti

Le disastrose ipotesi per il futuro, da un Rapporto americano sull’impatto globale dell’effetto serra, con particolare attenzione a Europa, Stati Uniti, Medio Oriente ed America Latina.

Scenari apocalittici emergono da un Rapporto reso noto dal Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington all’inizio del 2008. Il documento, intitolato “L’era delle conseguenze”, prende le mosse dai catastrofici orrori che potrebbe provocare l’effetto serra nei prossimi decenni. La novità, però, risiede nell’analisi dei potenziali danni sulla società e sulle scelte che i singoli governi sarebbero costretti a fare.

Agricoltura a rischio
Secondo un ipotetico scenario intermedio, la temperatura aumenterà, in 30 anni, di 2,6 gradi con un innalzamento dei mari di circa mezzo metro. Potrebbe registrarsi una generalizzata scarsità di acqua e la graduale sparizione della pratica agricola anche in regioni fertili. Secondo il Rapporto tali mutamenti non si verificherebbero gradualmente, ma con repentini peggioramenti alternati a periodi di stabilità. Il precipitare improvviso della situazione coglierebbe impreparati i governi, che non sarebbero in grado di organizzare una risposta, mettendo così a rischio le strutture politiche, economiche e giuridiche della società.

Tutti sono coinvolti
L’Europa rischia di “scomparire”, poiché l’innalzamento dei mari minaccerebbe tutti i porti del continente, generando un costo economico forse superiore alle intere risorse economiche dell’Unione Europea. Il risvolto umano del disastro ambientale che potrebbe interessare l’Europa riguarda il Nord Africa, dove l’effetto serra potrebbe ancor più desertificare le zone aride e inondare quelle fertili lungo le coste, costringendo masse sempre più grandi di persone a emigrare. Come arginare tali ondate di profughi se non operando forti blocchi all’immigrazione? L’interrogativo non è ozioso poiché in uno scenario apocalittico di tale portata i Paesi interessati dall’arrivo di profughi potrebbero mettere in discussione concetti quali la tolleranza e l’accoglienza e, in uno scenario catastrofico purtroppo non più solo cinematografico, i governi nazionali potrebbero decidere di sospendere i normali diritti civili.
La coesione federale degli Stati Uniti potrebbe essere messa a rischio poiché l’effetto serra potrebbe avere un impatto molto forte sull’approvvigionamento idrico della costa occidentale. L’innalzamento dei mari minaccerebbe i grandi centri costieri, che potrebbero essere inizialmente protetti da mastodontiche infrastrutture a protezione delle coste e delle grandi città. Ma tali “protezioni” potrebbero non bastare e a quel punto l’unica via sarebbe la “ritirata” verso zone interne. I costi di tali disastri sarebbero incalcolabili e potrebbero intaccare le risorse federali, costringendo i singoli stati a reagire da soli e a mettersi in competizione con gli altri.
In America Latina i disastrosi scenari contenuti nel Rapporto del CSIS potrebbero minacciare numerosi governi democratici e il conseguente impoverimento potrebbe favorire la proliferazione di uomini politici dalla forte impronta populista, ma anche l’abbandono di intere regioni ai cartelli della droga o all’anarchia.
In Medio Oriente sono già presenti focolai di conflitto, tra Israele Giordania e Palestina per le acque del Giordano e fra Turchia, Siria e Iraq per i corsi d’acqua del Tigri e dell’Eufrate. Ma la minaccia più grande potrebbe derivare dalla diffusione dell’energia nucleare, utile per desalinizzare l’acqua, che potrebbe generare la moltiplicazione di armi atomiche per difendersi dai Paesi vicini.

Preoccupazioni non per soli ambientalisti
Questa terribile prospettiva globale potrebbe indebolire ulteriormente il ruolo decisionale delle Nazioni Unite e la rete di integrazione economica e della finanza mondiale. Ciò rafforzerebbe ancora di più lo strapotere di poche multinazionali, in possesso di maggiori strumenti (finanziari) per fronteggiare le difficoltà rispetto agli stati nazionali.Dal Rapporto del CSIS emerge, dunque, come l’effetto serra non sia una questione di competenza esclusiva degli ambientalisti. Al contrario, i suoi effetti sulle economie, sui territori e sui destini di intere popolazioni, interessano più che mai i governi e mette in gioco la loro capacità di produrre futuro.   

Fonte: Center for Strategic and International Studies


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