Con quattro anni di anticipo la Germania ha già raggiunto i parametri fissati dal protocollo di Kyoto in merito alle emissioni di co2. Un dato che significa due cose fondamentalmente: la riduzione di gas serra nell'atmosfera da parte della nazione tedesca con beneficio per il mondo intero; e la riduzione del debito pubblico rispetto al debito che ogni nazione accumula con il ritardo nel conseguimento degli obbiettivi, e quindi un beneficio per i cittadini tedeschi. L'obbiettivo prefissato per il 2012 era di abbassare del 21% l'emissioni di anidride carbonica, il principale gas dell'effetto serra. rispetto ai livelli del 1990. Le ha già ora ridotte, tuttavia, del 22,4%, sempre rispetto al 1990, confermando un trend che da anni si sta verificando.
I gas serra che la Germania ha diminuito in modo così considerevole sono quelli che fanno aumentare le temperature e provocano i cambiamenti climatici, sono quelli relativi alle emissioni industriali; che evidentemente si sono notevolmente ridotti, ma al dato bisogna aggiungere la diminuzione dei consumi dei cittadini, la diminuzione del traffico automobilistico, lo sviluppo delle energie rinnovabili e la mano data dall'inverno 2006/2007 che fece registrare temperature miti. Tutto ciò tenendo conto che la Germania utilizza anche centrali a carbone, a causa della sospensione delle attività di alcune centrali nucleari e dell'aumento del prezzo del gas, fattore che potrebbe far risalire gli indici, visto che, nonostante sia considerata una fonte economica, nel suo prezzo sono di mercato sono compresi solo i costi legati all'estrazione, al trasporto e alle tasse, e non i costi esterni connessi ai gravi impatti per l'ambiente e per la salute, certificati da più studi (l'ultimo ed interessante è di Greenpeace, "The true cost of coal").
La richiesta pressante dell'Italia e della Germania per la rinegoziazione dei parametri sulle emissioni, sancita dall'accordo di Bruxelles, non fa altro che spostare il problema dei costi delle emissioni, e non è un caso che siano i due paesi europei più simili dal punto di vista della produzione manifatturiera ad aver fatto la voce grossa, insieme alla Polonia, meta preferita per la delocalizzazione della produzione automobilistica. Parlando di costi sapete quanto incide sull'economia il non rispettare i parametri ambientali posti? L'Italia sta accumulando un debito di oltre 4 milioni di euro al giorno (4,1 milioni di euro) per lo sforamento delle emissioni di CO2 rispetto all'obiettivo, Dal 1° gennaio 2008 il debito è di 47,6 € ogni secondo e al 20 marzo abbiamo già superato i 320 milioni di euro che diventeranno quasi 1,5 miliardi di euro a fine 2008.
La crescita del debito (per ogni tonnellata di CO2 abbiamo stimato un prezzo di 20 €) si può visualizzare in tempo reale dal contatore presente nel sito del Kyoto Club. Ad oggi il livello di emissioni è del 9.9% superiore rispetto al 1990. Ogni ulteriore ritardo comporterà costi crescenti, e sarebbe prioritario, anche e soprattutto in questo periodo di crisi, mettere in campo politiche ambientali ed economiche all'altezza della situazione. Dopo l'accordo di Bruxelles sembra però che il "diritto a inquinare" sia stato sancito, e che i costi di tale irragionevole scelta, saranno pagati dai cittadini.
Fonti: il secolo XIX, Kyoto Club
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