Facciamo il punto - Arriva l'informatica sostenibile

L'Itis Majorana di Grugliasco ha presentato, venerdì scorso, un'anteprima dei computer sviluppati dal guru dell'informatica Nicholas Negroponte con l'obiettivo dichiarato di azzerare il “digital divide” che separa i paesi in via di sviluppo dall'Occidente hi-tech.

Piccolo, robusto e compatto: si chiama semplicemente «OX-1», ed è il rivoluzionario pc portatile destinato ad un pubblico di bambini dai 6 ai 12 anni. Lanciato nel 2005 in occasione del Summit mondiale sulla società dell'informazione di Tunisi (Wsis), il famoso «portatile da 100 dollari» (che allora si presentava nelle vesti del «computer a manovella») ha mosso intorno a sé l'interesse di molti colossi dell'informatica. Inoltre Negroponte, già fondatore del MediaLab all'interno del Massachusets Institute of Technology (M.I.T.), ha dato vita anche alla fondazione “One laptop per child” (ONPC - Un computer per ogni bambino), con lo scopo di permettere a tutti i ragazzi del pianeta di “imparare a imparare” utilizzando l'informatica come veicolo di conoscenza.
L'idea di fondo, però, non è nuova: un computer a basso costo, costruito per durare almeno 5 anni nelle condizioni più diverse e con poca manutenzione necessaria. La novità è nell'averlo finalmente realizzato e, anche se siamo ancora agli inizi, di aver suscitato l'interesse e l'aspettativa di molti Paesi in merito al progetto.
L'Itis Majorana di Grugliasco è riuscito ad acquistare direttamente dall'America una coppia di questi portatili. Li ha così potuti sottoporre a una serie di test per verificarne le effettive potenzialità, e i risultati hanno posto anche una serie di interrogativi. Da un punto di vista tecnico, l'OX-1 è assemblato con una tecnologia in uso da una decina d'anni, un modo per abbattere i costi e per ottimizzare le prestazioni. Il “case” è privo di fessure e prese d'aria per la ventilazione. Anche le porte USB sono protette da infiltrazioni di polvere e sabbia, così come la tastiera e il connettore per memoria espandibile SD. Il peso è stato contenuto in 1.5 chilogrammi e il pc ha trovato soluzioni ergonomiche (una comoda maniglia, lo schermo orientabile, la possibilità di essere usato come “game-pad”) a misura di bambino. Il punto di forza dell'OX-1 è la connettività. Il sistema sfrutta infatti una connessione wireless ed è dotato di un sistema di reti chiamato “Mash”, una tecnologia testata dai militari americani duranti il primo conflitto del Golfo. In pratica ogni computer può rilanciare il segnale Internet ad altri, condividendo così le possibilità di accesso alla rete. Una soluzione vincente, ad esempio, per tutti quei villaggi situati in località inaccessibili, oppure isolati o con scarse risorse economiche per garantire il servizio Internet a tutta la comunità.
Ma la scuola di Grugliasco si è spinta oltre. Ha sostituito alle batterie tradizionali un sistema di alimentazione a pannelli solari. Risultato: il computer diventa universale, in grado di essere sfruttato anche in assenza di prese di corrente.
Il test ha poi preso in considerazione anche alcuni aspetti funzionali del pc. L'Itis Majorana ha coinvolto gli alunni di IV A della scuola primaria Don Milani di Rivoli, che hanno messo a dura prova l'usabilità di una macchina pensata appositamente per loro. Nonostante il sistema operativo, basato su una versione di Linux e non su Windows, in prima battuta abbia creato dei grattacapi, i bambini della IV A si sono subito trovati a loro agio, ed è sorprendente che alla fine 18 alunni su 20 lo abbiano addirittura preferito alla più blasonata Playstation.
A raffreddare l’entusiasmo, però, proprio il software che compone l’architettura della macchina ha sollevato una serie di interrogativi. In primo luogo è giusto “alfabetizzare” le nuove generazioni (specialmente nei paesi in via di sviluppo) con un sistema operativo che, almeno finora, ha degli scarsi riscontri sui mercati, dominati dal software di Windows? C’è poi una questione più sottile. Cina e Nigeria, inizialmente favorevoli all’introduzione dei piccoli pc, hanno fatto marcia indietro perché la filosofia costruzionista con cui il computer “pensa” non sarebbe in linea con i loro modelli educativi, ponendo implicitamente una questione di colonialismo culturale.
Inoltre il prezzo al dettaglio è lievitato a 180 dollari (dai 100 iniziali), e il computer non viene più prodotto in base a grossi stock richiesti dagli Stati ma venduto a coppie, secondo la strategia “get one, give one” (acquistane uno, donane uno), una tecnica sviluppata dalla divisione marketing di E-Bay. La domanda sorge spontanea: non è un modo per “sfondare” nel mercato occidentale, piuttosto che un’impostazione tesa a favorire l’accesso alle tecnologie digitali nei paesi in via di sviluppo?
Al momento paesi come il Brasile, l’Uruguay e la Libia hanno deciso di aderire ugualmente all’iniziativa. In Italia, proprio venerdì 7 marzo, la città di Firenze ha concluso un accordo con la ONPC per la fornitura, entro tre anni, di 15 mila computer. Un bell’esempio di solidarietà, sperando che, nel frattempo, non si riveli una trappola per le migliori intenzioni.

www.laptop.org
www.olpcnews.com


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