Feng Shui e Psicologia Architettonica a confronto

Riceviamo e pubblichiamo un estratto di un saggio scritto da Elena Bilotta, per il Journal of Architectural and Planning Research, per un numero di prossima uscita. Un interessante confronto tra una concezione filosofica ed una dottrina scientifica sull’influenza che l’ambiente fisico manifesta sulle persone e sul loro benessere psicofisico.

Il Feng Shui (dal cinese Feng, vento e Shui, acqua) è un’antica dottrina cinese le cui origini risalgono a più di 5000 anni fa e il cui scopo principale è quello di costruire e arredare ambienti in armonia con le forze ed energie naturali che li permeano, al fine di promuovere il benessere nelle persone che li occupano. I concetti chiave del Feng Shui si basano sulla consapevolezza delle capacità terapeutiche che sono frutto dell’organizzazione di uno spazio elaborata e progettata nel rispetto dei flussi di energia vitale che lo caratterizzano e nel raggiungimento di un rapporto armonioso tra persona e ambienti di vita. Alla base del raggiungimento di un equilibrio tra persona e ambiente (inteso non solo come ambiente costruito, ma anche naturale) sta, secondo la filosofia Feng Shui, il fluire libero del Chi, un flusso continuo di energia che permeerebbe l’universo intero e che avrebbe come diretto antagonista lo Sha Chi, o energia negativa. Il Chi è energia, e in quanto tale è invisibile e immateriale; esso fluisce ininterrottamente e si diffonde attraverso percorsi curvilinei e morbidi che si traducono in termini progettuali, ad esempio, in forme quali angoli smussati, pareti curve o porte girevoli. Dal fluire libero del Chi deriva il raggiungimento dell’equilibrio tra persona e ambiente, che è alla base del benessere psicofisico dell’essere umano e del rapporto positivo e armonioso tra persona e natura. Gli esperti di design Feng Shui ne assicurano gli effetti benefici su salute in generale, umore, produttività, tensione psicofisica e capacità potenziali individuali, anche se ad oggi non esistono contributi di ricerca scientifica che dimostrino la veridicità di tali assunzioni. La rapida diffusione e l’ampia applicazione nella cultura occidentale delle tecniche di design riconducibili al Feng Shui (progettazione di uffici, hotel, case, negozi) impone un’analisi più ravvicinata di tale corrente filosofico/esoterica volta anche a comprendere il motivo di tale successo, ottenuto a dispetto della natura non scientifica della disciplina.
La psicologia architettonica è un’area di studi multidisciplinare sorta intorno alla fine degli anni cinquanta con lo scopo di identificare, attraverso gli strumenti tipici della ricerca psicologica, le caratteristiche fisiche e i processi psicosociali di un particolare ambiente che sono alla base della realizzazione di luoghi e spazi adatti alle persone che li occupano. Più nello specifico, la psicologia architettonica può essere definita come strumento utile alla realizzazione di luoghi che promuovano la soddisfazione, il benessere psicofisico, la produttività dei suoi utenti. Le linee guida alla progettazione fornite dalla psicologia architettonica sono formulate sulla base di un’ampia tradizione di ricerca scientifica che punta a far luce sulle attività delle persone in un determinato ambiente, sulle gerarchie di ordine pratico e valoriale esistenti tra tali attività e sulla valutazione dei meccanismi sottostanti la relazione tra comportamento delle persone e ambiente.
Nonostante la divergenza di base che differenzia la psicologia architettonica dalla filosofia Feng Shui, vale a dire quella di fondare le proprie assunzioni, la prima, sulla ricerca scientifica, mentre la seconda su credenze e superstizioni, esistono dei punti di contatto tra le due discipline. In primo luogo, entrambe condividono la concezione di base dell’importante e multivariata influenza che l’ambiente fisico ha sulle persone e sul loro benessere psicofisico. Da ciò deriva però anche la seconda divergenza: se, da una parte, la filosofia Feng Shui propone una chiave di lettura dell’influenza dell’ambiente sull’uomo prettamente deterministica (le persone come “vittime” delle caratteristiche fisiche dell’ambiente), in psicologia architettonica tale visione è ampiamente superata da una concezione interattiva del rapporto persona-ambiente. Secondo la psicologia architettonica, infatti, l’ambiente e le sue caratteristiche sono un veicolo per promuovere efficienza e benessere: ciascun setting fornisce una serie di opportunità (o, al contrario, di ostacoli) che interagiscono con le capacità (o con i deficit) delle persone che lo occupano. Mettendo a confronto le linee guida per la progettazione suggerite dalle due discipline, possono ancora essere evidenziati alcuni punti di contatto relativi a due aspetti dell’ambiente costruito: la funzione terapeutica del design e la possibilità da parte dell’utente di esercitare un controllo sull’ambiente circostante. La funzione o qualità “terapeutica” di un ambiente (conosciuta in letteratura come restorative quality) così come viene intesa in psicologia architettonica, si riferisce all’importante ruolo che determinati elementi di design (ad esempio, un caminetto, una visuale piacevole, un acquario, una fontana) svolgono nell’attenuare fatica e stress nelle persone. Il design è dunque concepito come vera e propria risorsa disponibile alla persona per modulare gli equilibri esistenti tra le richieste ambientali e le risposte delle persone a tali richieste. Inoltre, alcuni ambienti come chiese, santuari, ma anche ospedali sono appositamente progettati tenendo in primo piano le funzioni terapeutiche del loro design; tali ambienti hanno infatti lo scopo di promuovere il benessere e l’elevamento dello spirito. Nella letteratura psicologico-architettonica, un particolare ruolo terapeutico è rivestito dalla presenza di finestre con una visuale su aree verdi; ad esempio, è stato dimostrato che una visuale piacevole, in particolare in ospedale, contribuisce al miglioramento delle condizioni di salute del degente, in quanto influisce sul numero di farmaci somministratigli e sui suoi tempi di decorso post-operatorio (minore numero di farmaci e minor tempo di decorso). Dall’altra parte, anche la filosofia Feng Shui pone in primo piano la funzione terapeutica dell’ambiente e in particolare della visuale su spazi verdi (basti pensare all’importanza cruciale data dal Feng Shui alla progettazione del giardino) o anche solo della presenza di piante, che facilitano un rinnovamento energetico all’interno degli spazi di vita delle persone. Il Feng Shui suggerisce inoltre l’uso di acquari o fontane per incrementare la funzione terapeutica di un ambiente; l’acqua è infatti considerata da questa filosofia come elemento purificatore, in grado di tramutare energia negativa (Sha Chi) in positiva (Chi). Un altro punto di contatto tra le due discipline è costituito dalla possibilità dell’utente di esercitare controllo sull’ambiente circostante. Il controllo può essere definito come l’opportunità/capacità di modificare l’ambiente circostante o di regolare l’esposizione a determinati stimoli che lo caratterizzano (ad esempio, rumore, illuminazione, ecc.). Il controllo è una delle variabili più importanti per la predizione di soddisfazione ambientale e di benessere dell’utente; in un ambiente lavorativo, ad esempio, la possibilità di controllare il livello di rumore, di privacy, di illuminazione o di areazione dell’ambiente è sempre collegata a un’alta soddisfazione sia ambientale sia lavorativa dell’impiegato. Al contrario, la mancanza di controllo sull’ambiente circostante causa elevati livelli di stress e conseguenze negative sulla salute dell’utente. Anche nel Feng Shui la possibilità di esercitare controllo sull’ambiente circostante riveste un importante ruolo per il benessere dell’utente e per il suo equilibrio psicofisico. In un luogo di lavoro, ad esempio, il Feng Shui suggerisce di porre la scrivania sempre in una posizione da cui sia possibile controllare la porta d’ingresso; nel caso ciò non fosse possibile, allora suggerisce di porre uno specchio che rifletta la porta in modo da assicurare comunque una forma di controllo. L’assenza di controllo, infatti, genererebbe uno squilibrio energetico nell’ambiente che si ripercuoterebbe poi sui suoi occupanti.
In conclusione, nonostante la profonda differenza esistente tra Feng Shui e psicologia architettonica in riferimento all’approccio di ciascuna alla ricerca e alla relazione tra persona e ambiente, è possibile evidenziare dei punti di contatto tra le due discipline. Il dibattito sul perchè il Feng Shui sia così popolare e trovi un riscontro così positivo nel mondo occidentale rimane tuttavia ancora aperto. Il Feng Shui non è una scienza e le metodologie di progettazione che propone sono frutto di superstizioni e credenze, derivanti da una cultura molto distante da quella occidentale. Dall’altra parte, la psicologia architettonica è una disciplina che studia il rapporto tra persona e ambiente utilizzando metodi standardizzati e i suggerimenti per la progettazione che essa fornisce derivano da una tradizione di ricerca scientifica. Tuttavia, la psicologia architettonica non ha ancora il riscontro positivo che meriterebbe nel campo della progettazione, o  almeno equivalente a quello che invece può vantare il Feng Shui.

Elena Bilotta è dottoranda di ricerca in Psicologia Ambientale presso il CIRPA (Centro di Ricerca in Psicologia Ambientale), Sapienza Università di Roma. Insieme a Marino Bonaiuto e Ferdinando Fornara è autrice del volume Che cos’è la Psicologia Architettonica (Carocci, 2004).

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