Greening, la componente “verde” della nuova Pac. Criticità e polemiche.

La Pac diventa “verde”. E’ questa in sostanza la vera novità della nuova Pac 2014-2020 che in questi giorni è in discussione al Consiglio Europeo. La riforma prevede una nuova forma di pagamenti diretti all’agricoltura verde che rientra nel cosiddetto processo di “inverdimento” o greening della Pac.
 
Da oltre quarant’anni la PAC (Politica Agricola Comunitaria) è una delle più importanti politiche paneuropee ed i pagamenti diretti sono stati sempre la forma principale di sostegno all’agricoltura (74% della spesa per la Pac). La Pac 2014-2020 non cambierà da questo punto di vista, ma è in discussione l’introduzione della componente “ecologica” (o greening) che cambierà radicalmente le modalità di erogazione dei pagamenti diretti. Lo scopo del greening è sostenere gli impegni ambientali della UE attraverso l’introduzione di un pagamento aggiuntivo per beni pubblici, come la sottrazione di CO2, difesa del suolo, qualità delle acque. Questo aiuto è accessibile a tutti gli agricoltori in ambito UE, purchè rispettino gli impegni ambientali previsti; se l’agricoltore non rispetta tali impegni, non percepisce l’aiuto “ecologico”. Tali impegni saranno abbastanza semplici, come una sorta di “condizionalità rafforzata”.

Ma quali sono le misure ambientali per l’accesso all’aiuto all’inverdimento? Si parla genericamente di sostegno a iniziative ambientali, ma c’è ancora molta incertezza. Sulla base delle prime informazioni, la Commissione Europea sta vagliando alcune misure:

  • Copertura vegetale;
  • Diversificazione produttiva (rotazione delle colture);
  • Pascoli e prati permanenti;
  • Agricoltura biologica.
Queste misure, però, sembrerebbero applicabili più all’agricoltura nord-europea che a quella italiana; per questo motivo, il Ministero delle Politiche Agricole sta lavorando per l’introduzione di altre voci nell’elenco delle misure del greening che tengono conto della specificità italiana e mediterranea quali, ad esempio, avicoltura, frutticoltura, viticoltura, agrumicoltura, l’agricoltura sommersa (riso), le colture intercalari, le pratiche antierosione ecc.
Il dibattito in Italia si è acceso ma l’unica cosa certa è che il greening ci sarà. Già la Commissione Agricoltura Europea ha voluto porre dei paletti per affermare che il greening deve essere semplice e facilmente accessibile agli agricoltori, senza nuovi impegni burocratici. Sulla stessa linea gli agricoltori italiani, i quali sono anche preoccupati per le zone ad agricoltura intensiva della pianura padana e di altre zone agricole italiane. Si sottolinea che l’ecologismo non dev’essere antitetico alla produttività.

Plaudono le associazioni ambientaliste mentre la Coldiretti ha avanzato diversi dubbi; l’Ocse, per bocca del segretario generale, Angel Gurria, ha dichiarato che “Il verde e la crescita possono andare insieme. Con le giuste politiche in atto, siamo in grado di creare posti di lavoro, aumentare la prosperità, preservare il nostro ambiente e migliorare la qualità della vita”.
Insomma, se la decisione di inserire una componente ecologica nella nuova Pac non è in discussione, ciò che crea dibattito sono le procedure che potrebbero danneggiare gli agricoltori di alcuni Paesi a vantaggio di altri. 

La Coldiretti fa sapere attraverso il suo sito che “oltre ai problemi legati a un'eccessiva burocratizzazione e a pratiche considerate da molte imprese agricole troppo complicate e costose, il pacchetto del greening così come è stato formulato,  presenta alcuni elementi di criticità: le risorse per il rinverdimento finirebbero per finanziare coloro che detengono semplicemente dei terreni, non tenendo conto, invece, di quanto investono in colture con un impatto positivo sull'ambiente. La proposta di destinare il 30% delle risorse al greening per favorire una maggiore cura dell’ambiente è in realtà da rivedere, perché esclude la maggior parte delle colture virtuose in termini di sostenibilità del territorio e di cattura di CO2, ampiamente diffuse nell’agricoltura italiana quali olivo, vite e alberi da frutta, che sono la base della dieta mediterranea. In pratica, per Coldiretti, paradossalmente con il greening  un olivicoltore italiano non prenderebbe i pagamenti 'verdi', mentre i prati della regina d’Inghilterra sì.
Inoltre, sarebbe opportuno ampliare il menù di misure ammissibili per il greening, inserendo anche pratiche virtuose ampiamente diffuse nell'agricoltura mediterranea (colture promiscue, pratiche anti-erosione, alberature corsi d’acqua, utilizzo razionale delle risorse idriche…). In generale, il greening andrebbe applicato in modo flessibile nei diversi Stati membri per adattarlo alle diverse specificità territoriali ed ambientali”.

A seguito delle sollecitazioni provenienti dalle imprese agricole europee, la Commissione Europea ha presentato un Concept Paper”, con il quale si effettua una prima analisi del dibattito sorto sul greening e riconosce che alcuni elementi vanno approfonditi e discussi, soprattutto in relazione agli impegni a carico delle aziende.

Il greening è necessario e opportuno perché il settore agricolo è fondamentale per la gestione del suolo, dell’acqua, della biodiversità e del paesaggio, ma l’Italia deve essere molto attenta a questi temi per evitare che il greening penalizzi la nostra agricoltura.

Fonti: Coldiretti; agricoltura24; ec.europa.eu

 
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