Greenpeace - Effetto serra: “Si salvi chi può”

Pubblicato tre giorni fa sul sito italiano dell’associazione ambientalista, l’ultimo rapporto-studio di Greenpeace evidenzia i gravi effetti causati dai cambiamenti climatici. “Si salvi chi può - Gli impatti socio-sanitari del cambiamento climatico” sottolinea una volta di più come l’innalzamento della temperatura terrestre abbia effetti realmente nocivi sulla salute umana.

Redatto in collaborazione con ISDE (Associazione Internazionale dei Medici per l’Ambiente), le, a prima apparenza scarne, 20 pagine del documentano sono si una sommaria rassegna delle minacce causate dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici, ma più che sufficienti a far lanciare il grido d’allarme che da il titolo all’intero report.
In questo inizio di ventunesimo secolo ad essere in pericolo non è solo l’umanità, ma anche l’intero patrimonio di biodiversità del pianeta. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ha stimato che la mortalità umana cresce del 3% per ogni grado di aumento della temperatura terrestre, mentre in Italia secondo “L’annuario dei dati ambientali ISPRA”, negli ultimi 25 anni la varietà degli uccelli tipici dell’ambiente agricolo è dimezzata, oggi sono a rischio, dal 47,5% al 68,4%, secondo i diversi ricercatori, di varie specie di vertebrati. Autorevoli fonti scientifiche ritengono che se si vorrà contenere il rialzo termico entro +2°C rispetto all’epoca preindustriale, considerato il massimo limite termico sostenibile, le concentrazioni di CO2 dovranno essere stabilizzate a 400 ppm. Attualmente nel 2010 il valore è di 389 ppm e la CO2 potrà raggiungere in circa trenta anni la soglia delle 450 ppm, limite fissato a Copenaghen per contenere i disastri a un livello accettabile. Però con una semplice sottrazione, tra quanto enunciato dagli esperti e stabilito dai governi, risulta un surplus di 50 ppm. Dato da tenere in grande considerazione, date le premesse.
50 ppm in più oltre al limite massimo consentito, limite attenzione valido solo per contenere i disastri a un livello accettabile e a quali costi? Ricerche sperimentali ed epidemiologiche, hanno dimostrato come l’ambiente, modificato nei suoi caratteri fisico-chimici e negli ecosistemi biologici, è invaso da molecole chimiche di sintesi (pesticidi in agricoltura, antibiotici e farmaci in campo medico e zootecnico, additivi alimentari, ecc..) con effetti tossici, teratogeni, mutageni e cancerogeni. In “Fonti energetiche. Impatto socio ambientale e modelli di società: quali prospettive per il futuro” edito da Igiene Sanità Pubblica 2009; la patogenesi di queste malattie può essere ascritta soprattutto a  tre processi:

  • continua esposizione dell’organismo umano a inquinanti ambientali che provocano malattie immunitarie, neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson, Sclerosi laterale amiotrofica), neoplastiche e metaboliche);
  • alterazione degli ecosistemi microbici naturali sui quali si sono modellati nel tempo i nostri meccanismi di difesa;
  • azione diretta degli inquinanti ambientali sull’embrione e sul feto durante la gestazione, con alterazione delle cellule.

Ma anche le altre emergenze ambientali dei nostri tempi hanno ripercussioni sulla salute se le malattie microbiche (febbre gialla, dengue, malaria, schistosomiasi, leptospirosi) sono dovute ad un virus che agisce da agente infettivo trasportato dalle zanzare, è abbastanza chiaro comr un aumento delle temperature possa favorirne la prolificazione. Situazione in cui anche i disturbi dovuti alle ondate di calore aumenterebbero esponenzialmente.

Approfondimento

Fonte: Greenpeace
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