Il G20 di Amburgo non ricuce lo strappo sull’accordo di Parigi

Il vertice del 7 e 8 luglio rappresentava la prima occasione di confronto tra Donald Trump e gli altri leader mondiali. Ed ha prodotto un risultato sorprendente in materia ambientale.
 
La due giorni tedesca ha avuto un calendario fitto di impegni, di incontri allargati e bilaterali ed ha trattato vari temi caldi quali migrazione, libero commercio e lo scenario geo-politico del medioriente.
Era un vertice atteso anche per le prime volte. Il faccia a faccia tra Trump e il presidente russo Putin con  le relative conseguenze sull’agenda politica da una parte, dall’altra la curiosità sulle reazioni della comunità internazionale dopo le dichiarazioni di inizio giugno, in cui il Presidente U.S.A. minacciava il ritiro dagli accordi sul clima di Parigi.
Arrivati al tema dell’ambiente, le nazioni partecipanti hanno confermato l’adesione formale all’accordo di Parigi, definendolo “irreversibile” anche nella stesura del documento finale.
Di contro, Trump ha ottenuto quello che voleva: una nota relativa all’utilizzo dei combustibili fossili. Gli americani "si impegneranno a lavorare a stretto contatto con altri Paesi per aiutarli ad accedere e utilizzare i combustibili fossili in modo più pulito ed efficiente".
É un punto sorprendente perché all’atto pratico è stato ufficializzato nero su bianco il fatto che un membro del G20 possa attuare una politica in aperto contrasto con quella degli altri diciannove.
La decisione di Trump di uscire dagli accordi di Parigi non era stata accolta positivamente, né dalla comunità internazionale né sul fronte interno.
Un sondaggio di inizio giugno condotto dal Washington Post aveva rivelato un certo scontento del popolo americano per questa decisione. Il 46% si era dichiarato contrario, il 28% favorevole con i restanti indecisi.
La scelta di Trump non aveva né il sostegno unanime del suo partito né della gente, in un paese federale dove comunque sono le dinamiche di mercato a indirizzare cambiamenti e transizioni.
Numerosi stati americani hanno legiferato in materia ambientale, hanno un piano di riduzione emissioni, puntano sulla sostenibilità e continueranno a farlo. Perché sono i loro elettori a chiederlo.
Quello che ha ottenuto Trump dal G20 di Amburgo in materia ambientale dovrà essere attentamente valutato: non è una vittoria assoluta, non è una frattura insanabile tra gli Stati Uniti ed il resto del mondo. Ma di contro non è stato neanche l’inizio di un processo di riconciliazione che i più ottimisti speravano.
É un’altra tappa di un processo che si annuncia lungo: l’uscita formale degli USA dall’accordo di Parigi avrà durata quadriennale e, se portato a termine, si concluderà a novembre 2020, in concomitanza con la fine del mandato di Trump e il ritorno degli statunitensi alle urne.

(A. T.)

Fonti: Internazionale, Repubblica, Politico

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